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photographer of Nature Andrea Barghi (Aquila bianca)   Leave a comment


Andrea Barghi aquila 1

Andrea Barghi 2

Andrea Barghi 7

Anno di nascita: 10 aprile 1953
Breve descrizione
“I’m into nature and the seasons and blossoms and snow-flackes, and I’m not keen to follow the line that everyone else is following. I’m into Life” – Linda McCartney
Biografia
Nasce in Toscana il 10 Aprile 1953.
Il suo primo incontro con la fotografia avviene paradossalmente in modo casuale…
Sesso
Uomo
Interessi personali
– Arte, Natura, Pittura, Penisola Scandinava, Teatro;
Cinema, Musica: Nicola Barghi, Beatles, Paul McCartney, George Harriso… Altro…
E-mail
sarek@andreabarghi.com
Altri account
http://www.facebook.com/andreabarghi(Other Service)
Sito Web
http://www.andreabarghi.com

Andrea Barghi 6

Andrea Barghi 8

Andrea Barghi aurore boreali 4

Andrea Barghi aurore boreali 5

Andrea Barghi  aurora boreale

Andrea Barghi  aurore boreali 2

Andrea Barghi  LAPONIA

Andrea Barghi Lapponia

Andrea Barghi  abeti

Andrea Barghi  Lago Voulep Jervasjàvrre

Andrea Barghi  aquila

Andrea Barghi aquila 1

Il sale della terra” il docufilm di Wim Wenders e Juliano Salgado   Leave a comment


salgado 3

http://video.huffingtonpost.it/culture/il-sale-della-terra-il-docufilm-di-wim-wenders-e-juliano-salgado/2527/2527

Magnificamente interpretato dalla potenza lirica della fotografia di Sebastião Salgado, Il sale della terra è un documentario monumentale, che traccia l’itinerario artistico e umano del fotografo brasiliano. Co-diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, figlio dell’artista, Il sale della terra è un’esperienza estetica esemplare e potente, un’opera sullo splendore del mondo e sull’irragionevolezza umana che rischia di spegnerlo. Alternando la storia personale di Salgado con le riflessioni sul suo mestiere di fotografo, il documentario ha un respiro malickiano, intimo e cosmico insieme, è un oggetto fuori formato, una preghiera che dialoga con la carne, la natura e Dio.
Quella di Salgado è un’epopea fotografica degna del Fitzcarraldo herzoghiano, pronto a muovere le montagne col suo sogno ‘lirico’. Viaggiatore irriducibile, Sebastião Salgado ha esplorato ventisei paesi e concentrato il mondo in immagini bianche e nere di una semplicità sublime e una sobrietà brutale. Interrogato dallo sguardo fuori campo di Wenders e accompagnato sul campo dal figlio, l’artista si racconta attraverso i reportages che hanno omaggiato la bellezza del pianeta e gli orrori che hanno oltraggiato quella dell’uomo. Fotografo umanista della miseria e della tribolazione umana, Salgado ha raccontato l’avidità di milioni di ricercatori d’oro brasiliani sprofondati nella più grande miniera a cielo aperto del mondo, ha denunciato i genocidi africani, ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente, ha testimoniato i mestieri e il mondo industriale dismesso, ha perso la fede per gli uomini davanti ai cadaveri accatastati in Rwanda e ‘ricomposti’ nella perfezione formale e compositiva del suo lavoro. Un lavoro scritto con la luce e da ammirare in silenzio.
Nato nel 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, da cui parte ancora adolescente, spetta al figlio Juliano documentarne la persona attraverso foto ehome movies, ricordi e compendi affettivi di incontri col padre, sempre altrove a dare vita (e luce) al suo sogno. Un sogno che per potersi incarnare deve confrontarsi appieno col reale. A Wenders concerne invece la riproduzione dei suoi scatti, che ritrovano energia e fiducia nella natura, le sue foreste vergini, le terre fredde, le altezze perenni. Il regista tedesco, straordinario ‘ritrattista’ di chi ammira (Tokyo-Ga, Buena Vista Social Club, Pina Bausch), converte in cinema le immagini fisse, scorre le visioni e la visione di un uomo dentro un mondo instabile. In una scala di grigi e afflizioni, nei chiaroscuri che impressionano il boccone crudo dell’esistere (l’esodo, la sofferenza e il calvario dei paesi sconvolti dalle guerre e dalle nuove schiavitù), Salgado racconta le storie della parte più nascosta del mondo e della società. Spogliate dalla distrazione del colore, le sue fotografie attestano la conoscenza precisa dei luoghi e la relazione di prossimità che l’artista intrattiene con gli altri, sono un mezzo, prima che un oggetto d’arte, per informare, provocare, emozionare. Foto che arrivano dentro alle cose perché nascono dall’osservazione, dalla testimonianza umana, da un fenomeno naturale.
Esperiti esteticamente l’oggetto artistico e l’intentio artistica di Salgado, Wenders rappresenta col suo cinema la ‘forma’ dell’idea di cui gli scatti sono portatori. Scatti radicali e icastici che penetrano le foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea, attraversano i ghiacciai dell’Antartide e i deserti dell’Africa, scalano le montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Un viaggio epico quello di Salgado che testimonia l’uomo e la natura, che non smette di percorrere il mondo e ci permette di approcciare fotograficamente le questioni del territorio, la maniera dell’uomo di creare o distruggere, le storie di sopraffazione scritte dall’economia, l’effetto delle nostre azioni sulla natura, intesa sempre come bene comune. Perché dopotutto la domanda che pone la fotografia di Salgado è sempre ‘dove’? In quale luogo? E determinare il luogo è comprendere il senso della narrazione dell’altro.

Chi non ha mai visto uno scatto di Sebastiào Salgado? Eppure, così non l’avete mai visto: gli oltre 40 anni passati con l’occhio nel mirino, le tragedie, le carestie e l’umanità dolente, le gioie e le speranze nonostante tutto che ha ritratto e, ancora, il pensiero, il sentimento che ha mosso i suoi clic, tutto questo è nel documentario che gli ha dedicato Wim Wenders. Premiato all’ultima Cannes, Il sale della terra è un’esperienza fotografica, cinematografica, biografica senza eguali, ma non finisce qui: il regista riesce a mettere in movimento e in audio non solo il lavoro di Salgado, ma le sue premesse antropologiche, le sue intenzioni umanistiche. 

Magnificamente ispirato dalla potenza lirica della fotografia di Sebastião Salgado, Il sale della terra è un documentario monumentale, che traccia l’itinerario artistico e umano del fotografo brasiliano. Co-diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, figlio dell’artista, Il sale della terra è un’esperienza estetica esemplare e potente, un’opera sullo splendore del mondo e sull’irragionevolezza umana che rischia di spegnerlo. Alternando la storia personale di Salgado con le riflessioni sul suo mestiere di fotografo, il documentario ha un respiro malickiano, intimo e cosmico insieme, è un oggetto fuori formato, una preghiera che dialoga con la carne, la natura e Dio.

Dio,Terra,Toscana,Firenze,bronzi d’arte,abbracci,uomo,donna   Leave a comment


 

 

 

 

 

 

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