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iL VANGELO DI TOMMASO APOSTOLO (DETTI SEGRETI DI GESU’)   Leave a comment


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Fra i testi copti scoperti nel 1945 a Khenoboskion, si è subito rivelato di eccezionale interesse quello contenente il Vangelo di Tommaso, di cui comunque si conosceva l’esistenza attraverso allusioni e alcune citazioni nella letteratura patristica.
Da sempre tutti gli studiosi del settore bramavano a questo testo, sino a poco tempo fà ancora sconosciuto e poiché era viva l’impressione che doveva trattarsi di un documento importantissimo, immenso era quindi il rammarico di esserne all’oscuro.
La scoperta del Vangelo di Tommaso ha confermato le opinioni che si avevano al riguardo, tanto che non si è esitato a considerarlo come il «Quinto Vangelo» e a ritenerlo degno di essere incorporato ai sinottici.
Il manoscrittto copto appartiene all’inizio del sec. IV, ma l’originale in lingua greca risale senza dubbio fra la fine del I e gli inizi del II secolo (90 ÷ 120 d.C.).
Questo fatto colloca il Vangelo di Tommaso fra i primi documenti cristiani, praticamente in coincidenza con le date di composizione dei Vangeli Canonici, e solleva la questione delle reciproche influenze e dell’ambiente religioso di cui esso esprimeva il pensiero.
Il Vangelo di Tommaso infatti (il quale non ha nulla a che vedere con il Vangelo dell’infanzia dello Pseudo-Tommaso, con cui veniva confuso prima della scoperta di Khenoboskion) presenta una serie di oltre cento logia di Gesù, che hanno forma identica, o molto simile, a quella di versetti contenuti nei quattro Vengeli canonici (soprattutto Matteo e Luca) o che hanno uno stretto rapporto concettuale con passi neotestamentari. Ma molti di essi per la loro collocazione o per l’aggiunta di qualche particolare, risultano differenti nel significato. Altri hanno una struttura ed un significato che ben si accorda con lo spirito dei testi canonici, ma un contenuto assolutamente nuovo. Infine, un terzo circa dei paragrafi di cui è composto il Vangelo di Tommaso non ha alcuna corrispondenza, né come forma né come contenuto, con i testi canonici, e proprio questi paragrafi costituiscono l’aspetto più interessante di questo tesoro di spiritualità ed anzi danno la chiave per una interpretazione diversa, non solo delle parti che si differenziano dai testi noti, ma spesso anche di versetti formalmente identici; essi infatti, sono chiaramente ispirati alla dottrina gnostica.
Questa constatazione propone agli studiosi un grave quesito: ci troviamo di fronte alla rivelazione gnostica di una fonte comune, indipendente e contemporanea alla redazione dei Vangeli canonici?
Il Vangelo di Tommaso, come è indubitamente accertato, pur presentando notevoli legami con i canonici, non deriva da essi, si deve allora senz’altro supporre una fonte comune (o una collezione scritta di detti o una tradizione orale) da cui abbiano preso le mosse tanto i Vangeli canonici quanto il Vangelo di Tommaso (Didimo Thoma)
A scagionarlo dalla grave accusa di «eresia» dovrebbe bastare il fatto che molte affermazioni di esso, ispirate allo gnosticismo, trovano esatta rispondenza in passi di Giovanni e delle lettere paoline; la conclusione può essere che, al momento della primitiva stesura dei Vangeli di Tommaso, di Giovanni e delle lettere di Paolo, l’interpretazione gnostica era perfettamente legittima, però in Giovanni e Paolo è rimasta in parte soverchiata da oscuri motivi, mentre in Tommaso essa appare prevalente, anzi esclusiva.
Degno di nota è infine il fatto che la scoperta del Vangelo di Tommaso ha permesso, fra le altre cose, di risolvere il problema di buona parte dei Papiri di Ossirinco (scoperti tra il 1897 e il 1908) assai mutili e di dificile interpretazione.
Per finire, è vero che, per il suo carattere di collezione di logia, di parabole e, raramente di dialoghi tra Gesù e i discepoli, il Vangelo di Tommaso sembra avere un aspetto meno affascinante dei corrispettivi canonici (con la loro cornice narrativa), e sembra frammentario e quasi disordinato; ma in realtà, esso segue una chiara linea logica riunendo a gruppi esortazioni alla gnosi, parabole ed esposizioni dottrinali.

Queste sono le parole segrete che Gesù il Vivente¹ ha detto e Didimo Giuda Tommaso² ha trascritto.
1) Cfr. Ap. I 18. Più avanti Tommaso spiegherà la ragione di tale appellativo: Gesù è contrapposto all’uomo terreno, il cui spirito è “sepolto” nella materia.
Nel papiro frammentario di Ossirinco 654, si legge: «Queste sono le parole pronunciate da Gesù il Vivente… e a Tommaso. Disse loro: “Chiunque ascolterà queste parole, la morte non gusterà”. Il termine «segreto» è evidentemente da intendere non riferito alle singole parole o frasi, dato che in esse non c’è nulla di segreto, ma all’interpretazione esoterica che va data loro.
2) L’apostolo che qui si presenta come autore dell’apocrifo è chiamato soltanto “Tommaso” in Mc. III 18; Mt. X 3; Lc. VI 15; Jo. XIV 5; Atti I 13. Ma assolutamente nulla vieta di pensare che il vero nome fosse «Giuda», come è sempre indicato anche da Efrem, da Taziano e dalla Didaché, in quanto «Tommaso» è un soprannome (in aramaico Töma significa: gemello). Solo Giovanni in tre passi del suo Vangelo (Jo. XI 16; XX 24; XXI 2) dà il terzo nome:«Tommaso detto Didimo»; ma è una tautologia, perché anche Didimo significa “gemello”.

1.) Egli disse: – Chiunque trova la spiegazione di queste parole non gusterà la morte¹.
1) Jo. VIII 51 e anche Jo. III 15-16; V 24; VI 40, 47; Mc. IX 1; Mt. XVI 28; Lc. IX 27.

2.) Gesù disse: – Colui che cerca non cessi dal cercare, finché non trova¹ e quando troverà sarà commosso, e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul Tutto².
1) Cfr. Mt. VII 8 e Lc. XI 9 e 10. A differenza di Matteo e Luca quello di Tommaso è un chiaro invito alla gnosi. Anche nella Pistis Sophia 100 è detto:«Non cessate di cercare e non fermatevi finché non abbiate trovato i misteri purificatori che vi sublimeranno».
2) L’itinerario gnostico avviene secondo le seguenti tappe: conoscenza del bene, sua accettazione, contemplazione, elevazione mistica, immedesimazione con Dio e di conseguenza dominio dell’universo cosmico.

3.) Gesù disse: – Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nel cielo», allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi vi dicono: «Il Regno è nel mare», allora i pesci vi saranno prima di voi¹. Ma il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione².
1) Cfr. Lc. XVII 20-24; e anche Mc. XIII 5, 21-23; Mt. XXIV 26-28. L’aggiunta di Tommaso:«ed è fuori di voi» allude al fatto che, una volta effettuata la scoperta nella propria interiorità, occorrerà estraniarsi dalla materia, uscire dal proprio «io» terrestre per congiungersi e unificarsi con Dio.
Questo loghion sottolinea fortemente l’interiorità, l’attualità e spiritualità del Regno. Notare l’insistenza sulla conoscenza di sé che è uno dei temi centrali del Vangelo. Scintille del Padre, soltanto prendendo coscienza del proprio «io», vivono con il Padre che vive; in caso contrario sono povertà. In un contesto identico del Papiro di Ossirinco, 654, «chiunque conosce se stesso troverà il Regno… Conoscerete voi stessi e vedrete che siete figli del Padre». Un maestro gnostico non aveva dubbi a riguardo e avvertiva i discepoli: «Lascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni consimili. Cercalo partendo da te stesso… Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio… Se esamini attentamente tali questioni troverai Dio in te stesso» (Ippolito, Refut., VIII, 15, 1-2).
2) Lo Pseudo Ippolito, Philosophumena V 6 ci spiega che, secondo la dottrina dei naasseni (una delle più antiche sette gnostiche), «la conoscenza dell’uomo è l’inizio della perfezione», l’ignoranza di se stessi è quindi imperfezione e tenebre. Per l’espressione «Figli del Padre Vivente» cfr. Rom. IX 26b e per la parte finale del paragrafo cfr. 1.Cor. VIII 2-3; XIII 12.

L’interpretazione del Loghion può non convincere  ,ma conoscendo  e non reprimendo quello che sinceramente siamo..

questa è la strada per conoscere ed avere misericordia di noi stessi e degli altri.

Con ciò voglio dire :è:

meglio essere peccatori che “irreprensibili”.

” i Farisei sono come cani nella mangiatoia dei buoi (il popolo)

essi non “mangiano” l’essenza della mia parola e non permettono ai buoi di mangiare.

Mettono fardelli impossibili da portare ma essi non li muovono neanche con un dito.”

“Infatti non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato e nulla di coperto che rimanga senza diventare scoperto” Gesù   Leave a comment


L’annuncio della eccezionale scoperta è stato dato a Washington il 21 ottobre 2002 in una conferenza stampa organizzata dalla “Biblical Archeology Review“.

Un rinvenimento importantissimo

L’urna funebre è stata rinvenuta in Israele e sembra offrire una traccia materiale dell’esistenza di Gesù di Nazareth.
L’ossario di pietra calcarea che gli archeologi hanno datato al 63 dopo Cristo

(ricordo che Giacomo detto “il Minore” morì lapidato nel 62) riporta una sorprendente iscrizione in lingua aramaica:

“ Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù ”

 

Giacom2

 

 

Andre Lemaire — uno storico francese specializzato in iscrizioni antiche — parla di chiari riferimenti non solo a Gesù, ma al fratello Giacomo.

Sull’ossario c’è una iscrizione che non lascia molti dubbi:

Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù

Eccezionale scoperta archeologica: l’ossario di Giacomo il Giusto     Giacom1

A sostegno delle tesi di Andre Lemaire, dicono altri esperti, gioca il fatto che una iscrizione di quel tipo sarebbe atipica se non fosse riferita a un personaggio celebre, quale certamente era Gesù di Nazareth. Oltretutto quel tipo di sepoltura veniva praticata dagli ebrei soltanto nell’arco temporale che va dal 20 al 70 A.D.

 

L’autenticità del reperto è stata verificata dai più qualificati esperti del settore tramite test effettuati sia sulla pietra calcarea dell’ossario che sui residui di terra e altri elementi in esso rinvenuti. Oltre al Dr. Andrè Lemaire — famoso epigrafista a livello internazionale e specialista in iscrizioni antiche — esperti della Geologic Survey of Israel e studiosi della John Hopkins University.
Nessun manufatto ricollegabile direttamente a
Gesù di Nazareth era stato mai rinvenuto, le testimonianze storiche in nostro possesso erano fino ad oggi connesse esclusivamente agli scritti evangelici, questo fattore conferisce all’ossario di Giacomo grande importanza culturale, a ogni livello, storiografico, cristologico, archeologico, teologico o religioso in genere.
Anche il Rev. Joseph Fitzmyer, biblista, docente alla Catholic University, dopo aver studiato l’ossario si è trovato completamente d’accordo con André Lemaire dichiarando che la iscrizione sull’ossario “corrisponde perfettamente allo stile degli altri esempi del primo secolo” e che “la combinazione dei tre famosi nomi impressi oltre a essere evidente è straordinaria”.

Molti Vangeli Apocrifi dunque esponevano quella verità che la cristianità istituzionale ha sempre respinto: Gesù aveva sorelle e fratelli, nati dalla normale relazione fra Maria e Giuseppe. Una verità tanto naturale quanto evidente che tuttavia le chiese istituzionalizzate rigettano per motivi di mera sopravvivenza, per comprensibile istinto di… conservazione del privilegio

Smarrimento e angoscia soprattutto nel mondo cattolico, che non a caso sin dal primo giorno ha cercato di minimizzare o ha finto di ignorare la straordinaria scoperta.
Del resto le forti preoccupazioni del mondo cattolico sono più che giustificate:

importanti elementi (nascita miracolosa, natura divina di Gesù e condizione di “verginità perpetua”di Maria)

su cui la tradizione cattolica poggia le fondamenta, vacillano e si dissolvono uno dopo l’altro, senza tregua, nella realtà tangibile delle ingovernabili rivelazioni. L’oggettività, a quanto pare, non guarda in faccia proprio nessuno.
Le prove portate negli ultimi secoli da storici, archeologi e teologi laici, a favore della “natura terrena” di Gesù, sono sempre più schiaccianti.

Le accuse mosse alla Chiesa di aver «costruito la divinità» intorno all’“uomo Gesù” (proclamata inizialmente nel Concilio Costantinopolitano del 325, poi ancora nel 680, contro il monotelismo, e via via confermata nei successivi) sulle spalle del virtuoso capo carismatico di una semplice comunità — e di averlo fatto su basi irrazionali, sfruttando miti antecedenti e superstizioni popolari — sembrano ormai incontrovertibili.

Da una parte dunque la scoperta dell’ossario di Giacomo rappresenterebbe la prima prova materiale tangibile dell’esistenza di Gesù, e dall’altra la conferma che Gesù di Nazareth non era unigenito, né aveva natura ultraterrena: Gesù, seppur autorevole e degno di lode, era uomo fra gli uomini.

Ma cerchiamo di andare più in profondità…..

Lo strettissimo legame di parentela con Gesù Cristo — legame che va ben oltre la fratellanza spiritualee l’importanza di Giacomo (Iácobos Minor, detto “…il Giusto, figlio di Maria e Giuseppe, fratello del Signore il quale si spegnerà nella morte, ma verrà trovato vivo…”) nell’ambito della chiesa primitiva sono da decenni oggetto di prolungate controversie politico-religiose, ciononostante trovano conferma in numerosi documenti…

… eccone alcuni qui di seguito

  • Giuseppe Flavio, ‘Antichità Giudaiche’ XX, 9, 1
    “…convocò una sessione del sinedrio e vi fece comparire quel fratello di Gesù, detto Cristo, che si chiamava Giacomo…”
  • Paolo Epistola ai Galati I 19 (lettera alle Chiese della Galazia, controversia sul giudaismo)
    “…e non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore…”
  • Marco VI 2-3 “…si mise ad insegnare nella sinagoga. E molti, udendolo dicevano: non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo… e le sue sorelle non sono qui fra noi?…”
  • Matteo XIII 55 “…Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo …? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi?…”
  • 1Corinzi IX 5 “…non abbiamo noi il diritto di condurre attorno una moglie, che sia una sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli, i fratelli del Signore e Cefa?…”
  • Matteo XXVII 56 “…fra di loro c’era Maria Maddalena. Maria madre di Giacomo…”
  • Marco XV 40 “…tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo il minore…”
  • Marco XVI 1 “…passato il sabato, Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo…”
  • Luca XXIV 10 “…Or quelle che riferirono queste cose agli apostoli erano Maria Maddalena, Giovanna, Maria madre di Giacomo e le altre donne…”

un legame molto particolare, evidentemente fraterno, fra Giacomo e Gesù si evince anche nel loghion 12 del vangelo di Tommaso

(altro documento ritenuto scottante dalla Chiese Istituzionalizzate) che riporta:

vangelo di Tommaso. § 12 —
I discepoli dissero a Gesù: “Sappiamo che ti allontanerai da noi. Dopo di te chi ci farà da guida?”
Gesù rispose loro: «Giunti a quel punto andrete da Giacomo, il Giusto, a cui spettano le cose che riguardano il cielo e la terra»

questo loghion del vangelo di Tommaso mostra chiaramente che nelle volontà di Gesù il primato nell’avvicendamento spettava al fratello Giacomo e non a Pietro come alcuni, erroneamente, continuano a credere.

Inoltre in numerosi documenti — ivi compresi il Libro degli Atti e le Epistole di Paolo — Giacomo era a capo della Chiesa di Gerusalemme.

Che Gesù Cristo abbia avuto dei fratelli è sempre stato chiaro a tutto il mondo cristiano evangelico, come chiaramente riportato dal nuovo testamento (Luca 2:7). La scoperta sensazionale non può che fare piacere e non intacca per niente le credenze cristiane sulla divinità di Gesù Cristo.
La certezza che Gesù aveva fratelli e sorelle, non cambia il Vangelo, cambia invece profondamente il culto di Maria Madre di Gesù (definita Vergine santa priva del peccato originale), ecco perché la chiesa cattolica non accetta tale scoperta.

Buon Natale (secondo il vangelo di Giovanni e il Vangelo di Tommaso)   Leave a comment


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Giovanni, 1, 1-18

1 In principio era il Verbo (Lógos), e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

2 Egli era in principio presso Dio.

3 Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.

5 La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

6 Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

8 Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

11 Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.

12 A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio:

13 a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

15 Giovanni gli rende testimonianza e grida: “Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me”.

16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia.

17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesú Cristo.

18 Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Vangelo di Tommaso   o “detti segreti di gesù.”

Premessa: questi detti sono importanti per una conoscenza migliore di Gesù

(mi referisco a tutto l’insieme dei detti)

riguardo alle note non sò quanto siano azzeccate..ma sò personalmente che solo mettendo in pratica

il vangelo… e mi riferisco alla sua Summa che è la PaRABOLA DEL  BUON SAMARITANO…

si può capire chi è il creatore dell’universo,

l’uomo,anche ateo, è naturalmente buono..

stà a lui percorrere la strada della COM-PASSIONE

2.) Gesù disse: – Colui che cerca non cessi dal cercare, finché non trova¹ e quando troverà sarà commosso, e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul Tutto².

1) Cfr. Mt. VII 8 e Lc. XI 9 e 10. A differenza di Matteo e Luca quello di Tommaso è un chiaro invito alla gnosi. Anche nella Pistis Sophia 100 è detto:«Non cessate di cercare e non fermatevi finché non abbiate trovato i misteri purificatori che vi sublimeranno».
2) L’itinerario gnostico avviene secondo le seguenti tappe: conoscenza del bene, sua accettazione, contemplazione, elevazione mistica, immedesimazione con Dio e di conseguenza dominio dell’universo cosmico

3.) Gesù disse: – Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nel cielo», allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi vi dicono: «Il Regno è nel mare», allora i pesci vi saranno prima di voi¹.

Ma il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi.

Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente.

Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione².

1) Cfr. Lc. XVII 20-24; e anche Mc. XIII 5, 21-23; Mt. XXIV 26-28. L’aggiunta di Tommaso:«ed è fuori di voi» allude al fatto che, una volta effettuata la scoperta nella propria interiorità, occorrerà estraniarsi dalla materia, uscire dal proprio «io» terrestre per congiungersi e unificarsi con Dio.

Questo loghion sottolinea fortemente l’interiorità, l’attualità e spiritualità del Regno.

Notare l’insistenza sulla conoscenza di sé che è uno dei temi centrali del Vangelo.

Scintille del Padre, soltanto prendendo coscienza del proprio «io», vivono con il Padre che vive;

in caso contrario sono povertà.

n un contesto identico del Papiro di Ossirinco, 654, «chiunque conosce se stesso troverà il Regno… Conoscerete voi stessi e vedrete che siete figli del Padre».

n maestro gnostico non aveva dubbi a riguardo e avvertiva i discepoli:

«Lascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni consimili.

Cercalo partendo da te stesso…

Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio…

Se esamini attentamente tali questioni troverai Dio in te stesso» (Ippolito, Refut., VIII, 15, 1-2).

2) Lo Pseudo Ippolito, Philosophumena V 6 ci spiega che, secondo la dottrina dei naasseni (una delle più antiche sette gnostiche), «la conoscenza dell’uomo è l’inizio della perfezione», l’ignoranza di se stessi è quindi imperfezione e tenebre. Per l’espressione «Figli del Padre Vivente

27.) Gesù vide dei bambini che stavano poppando. Egli disse ai suoi discepoli: – Questi bambini che stanno poppando sono simili a coloro che entrano nel Regno. Essi allora gli domandarono: – Se saremo piccoli, entreremo nel Regno?¹ Gesù rispose loro: – Quando farete in modo che due siano uno, e farete si che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina², e quando metterete un occhio al posto di un occhio e una mano al posto di una mano e un piede al posto di un piede, un immagine al posto di un immagine, allora entrerete³.

1) Mc. X 13-15; Mt. XIX 13-15; Lc. XVIII 13-17 e Mc. IX 35-37; Mt. XVIII 1-4; Lc. IX 46-48. Per il diverso concetto dei «bambini» confronta sopra la nota 1 al § 4.

Loghion 22-vangelo di Tommaso:

– Gesù vide alcuni neonati che succhiavano il latte e disse ai suoi discepoli: «Questi piccoli che suggono il latte sono simili a coloro che entrano nel Regno». Essi allora domandarono lui: “Se saremo come questi poppanti entreremo nel Regno?”. Gesù rispose loro: «Quando farete di due cose un’unità e farete sì che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina, e quando farete di due occhi unità di occhio, e metterete una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede, un’immagine in luogo di un’immagine, allora troverete l’entrata del Regno». — interpretazione personale:

Ho avuto occasione di approssimarmi a diversi tentativi di interpretazione di questo loghion e non ho potuto fare a meno di notare il gran numero di difformità che li caratterizzavano. Questo loghion difatti, come molti altri del resto, si distingue per una particolare ermeticità la quale ha dato luogo nel corso degli anni a diversi attriti, sia fra studiosi più o meno pedanti che fra cultori infervorati. Non è facile districarsi fra le varie interpretazioni, né tantomeno cogliere fra queste quella che più s’avvicina a ciò che Gesù intendeva davvero rivelarci, intimamente intendo, e sorge perciò la necessità di eliminare sia le speculazioni ridondanti di sterili congetture che quelle eccessivamente specialistiche, tessute spesso ad hoc per favorire alcune correnti di pensiero, chiaramente a danno dei reali significanti, quelli che Gesù appunto intendeva offrire. Ho convinzione che quando sussistono incongruenze di tal fatta la miglior cosa da fare, per afferrare la reale essenza dell’insegnamento, sia meditare profondamente sino a liberare la mente da ogni inquinante. In certi casi questa pratica si rivela enormemente preziosa poiché ci affranca quasi completamente dalle “impronte” tipiche del proprio contesto culturale, impronte spesso responsabili del pernicioso “effetto fuorviante” di cui lo stesso Gesù fece più volte menzione. Convinto dell’idoneità di questa pratica, ho deciso quest’oggi di praticarla con il preciso scopo di permeare l’intimità di questo loghion. Ne è emerso un concetto su cui anche Jiddu Krishnamurti, grande Maestro del nostro secolo, ha sovente insistito. Cercherò di enucleare il concetto. L’elemento su cui si deve puntare l’attenzione, che è poi lo stesso che offre a Gesù l’occasione di esprimere la sua figurazione, è il neonato. Gesù pone chiaramente l’accento sui neonati che in quel preciso momento stanno poppando il nettare dal seno materno, la sua esortazione, come si può facilmente notare, prende spunto proprio da lì. A ben pensarci nel momento in cui un bambino sugge la vitale sostanza, egli (agli occhi di un qualunque buon osservatore) pare divenire un’unica cosa con il seno stesso (unica indiscussa Fonte di nutrimento), sembra davvero fondersi in esso. Il neonato – non ancora travolto dai devianti condizionamenti che caratterizzeranno le sue stereotipate convinzioni di adulto – nella sua totale purezza, non ha dubbio alcuno, avverte genuinamente, fortemente, naturalmente, una ed una sola attrazione, con estrema chiarezza. La sua attrazione difatti mira all’unica autentica fonte che per lui rappresenta il Tutto. A questa fonte si affida con totale abbandono, ad essa si unisce, con essa si fonde (atman?). Ma cosa significa ciò? Il neonato è ancora integro, incontaminato. Nella sua purezza non esiste (ancora) alto, basso, interno, esterno, uomo, donna, né alcun’altra differenza; egli avverte solo La Fonte, l’amore… Per avere accesso alla realtà, per entrare nel regno, è necessario quindi dimenticare, tornare puri, proprio come un neonato mentre si abbandona candidamente alla poppata. Dobbiamo assolutamente far cadere la nostra maschera, affrancarci, trovare la propria autenticità, aprire le porte alla realtà incondizionata. Se vogliamo “entrare nel Regno” abbiamo necessità di svincolarci da quell’immenso bagaglio di informazioni artefatte, che sono responsabili della gigantesca barriera che s’è rovinosamente frammessa fra il nostro neonato e la fonte. Quella barriera deve essere, per necessità, abbattuta. A causa dell’inautentica percezione della realtà, abbiamo completamente stravolto la nostra vera natura, divenendo ipocriti, insensibili, incapaci di afferrare sia l’essenza intima propria di ogni cosa che i profondi significanti che caratterizzano ogni evento. Probabilmente l’addestramento che ci ha condotti ad accettare come vere le nostre attuali illusioni ha avuto il suo inizio proprio quando, per placare le nostre urla, ci è stato offerto al posto del seno materno il primo ciuccio di gomma. Ricordo a tal proposito una massima molto eloquente dei nativi americani che recita: «L’illusione degli uomini, di trovare spiegazioni nelle religioni artefatte e gioia nelle cose materiali, somiglia a quella dei bambini che credono di poppare il latte mentre succhiano un dito». I fallaci indottrinamenti hanno corrotto i nostri canali percettivi, rendendoci incapaci sia di scorgere che di alimentarci alla reale fonte. Dobbiamo quindi tornare genuini e per far ciò dobbiamo assolutamente dimenticare, liberarci dalle illusioni che ci hanno separato dall’autenticità. Il nostro pensiero è eccessivamente condizionato dall’immenso bagaglio di nozioni che abbiamo inserito in memoria. Sono state istituite in ognuno di noi fedi, ideali, modelli, discipline che ci allontanano sempre più dalla realtà. Le nostre menti sono standardizzate, massificate, permeate da pensieri di seconda mano e da convinzioni che gradualmente assorbiamo e trasformiamo in assiomi. Molti di noi hanno ceduto l’amministrazione del proprio pensiero preferendo arrendersi di fronte alla seducente tranquillità del credo standardizzato e sposando di conseguenza concetti come “diversità”, “distaccamento”, “separazione”, “disuguaglianza”. L’esortazione di Gesù invece, come anche quella di Krishnamurti del resto, mira appunto a farci tornare, da adulti, ad uno stato di purezza percettiva simile a quello dei neonati. L’ammonimento guarda quindi al totale decondizionamento, fattore imprescindibile per rientrare in armonia con un’essenza di cui abbiamo perduto ogni traccia. Solo successivamente si potrà pensare ad “entrare nel Regno”, o meglio a permettere alla Fonte di permeare noi. In sintesi Gesù ci chiede di superare sia il dualismo che l’identificazione poiché entrambi intorbidano la percezione autentica delle “essenze”. Osservare e percepire ogni cosa come realmente essa è, senza alcun filtro connesso a culture o superstizioni si rivela necessario per permeare il tessuto della non corruttibilità.

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