Archivio per l'etichetta ‘vaticano

per comprendere il caso Eluana..alcuni articoli..   1 comment


“Il Ministero: lo stato di Eluana non è irreversibile”

Repubblica -18 novembre 2008 

“Da ieri, con la presentazione del «glossario» ministeriale,

sembra sancita la totale incomunicabilità

tra la politica italiana e il Vaticano da una parte,

e la scienza e la legge dall’ altra.

Per i tecnici del ministero e per l’ orientamento del

sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella infatti

«è assurdo poter parlare di certezza di irreversibilità»

negli stati vegetativi di lungo periodo,

come nel caso di Eluana Englaro.

«Sono documentati casi, benché molto rari,

di recupero parziale di contatto con il mondo esterno

anche a lunghissima distanza di tempo».

Perciò, quando Umberto Veronesi parla di irreversibilità

«sbaglia lui».  

Affermazioni che hanno messo in allarme molti medici,

che avvertono l’ esigenza di «non dare false speranze».  

Perché, stando ai testi, non esiste alcun caso di «ritorno»

dallo stato vegetativo.

È vero che nella scienza non esiste l’ irreversibilità,

ma la possibilità di una ripresa della coscienza,

spiega Carlo Alberto Defanti, neurologo e medico di Eluana,

«è dello 0,0001%», in pratica inesistente.  

Molti interventi ruotano intorno a Eluana,

che «morirà di fame e sete, soffrendo».  

Come assicura Gianluigi Gigli,

presidente della commissione dei venti esperti ministeriali

insediata il 7 novembre,

«nessuno è ad oggi in grado di dire esattamente

se la percezione del dolore sia del tutto assente».

Ma per Carlo Alberto Defanti ..

Eluana si trova «in una condizione simile a quella di una

persona in anestesia totale,

per cui non soffrirà quando si smetterà

di nutrirla e idratarla».

In ogni caso,

«per evitare anche la più remota ipotesi di questo tipo»,

è possibile «una piccola dose di sedativi».

Inoltre, continua Defanti,

«dal 1990 gli Stati Uniti prevedono l’ interruzione

dell’ alimentazione artificiale ai pazienti in stato vegetativo.

Succede a migliaia di persone, normalmente.

Di Terri Schiavo si è parlato solo perché il marito

voleva che si smettesse e i genitori no,

quindi c’ è stato un conflitto giuridico,

non medico né religioso».

Ma, ribadisce Angelo Bagnasco,

«la vita umana ferita» è «un richiamo, una grandissima sfida,

verso l’ intera società»

affinché sia

«accudita, curata ed accompagnata con amorevolezza».  

Ma per papà Beppino è amore anche

far rispettare la visione della vita e della salute che aveva,

quando era cosciente, sua figlia Eluana.

Che fare? Quando dal teorico si passa al pratico,

Eugenia Roccella è netta nel dire che

«non esiste alcun obbligo» per il servizio sanitario

di rispettare la decisione della Cassazione.

Il sottosegretario suggerisce come

«luogo più confacente la casa della famiglia Englaro».

Cioè, può fare quello che avrebbe potuto fare già

nell’ inverno del 1992,

quando sua figlia ebbe l’ incidente.

«Eluana – replica suo padre – è stata portata in quello stato

in una clinica e con l’ aiuto di una clinica deve uscirne.

Ci sono delle sentenze valide in ogni stato di diritto.

Tutto il resto è barbarie, credo che ci voglia soprattutto

rispetto, da parte di tutti».

«La vicenda di Eluana – aggiunge Franca Alessio,

curatrice speciale – è definitivamente chiusa.

Nessuno può più permettersi di decidere per lei

e per i suoi familiari».

La polemica ha tracimato sino ai medici del Friuli,

dove forse andrà a spegnersi Eluana:

«Ci sono state molte telefonate di colleghi che esprimevano

contrarietà alla prospettiva che gli Englaro venissero qua –

riferisce Luigi Conte presidente dell’ ordine

dei medici di Udine –

ma anche altri che invece esprimevano sostegno.

È una questione di libertà di coscienza»

(Piero Colaprico)

UN GIORNO NELLA STANZA DI ELUANA

Lecco- 10 settembre 2008  

Eluana Englaro oggi ha i capelli corti.

Dire che se ne sta a letto è già un mezzo inganno,

perché, quando la si vede, quando la si osserva,

si percepisce qualcosa che potrebbe essere anche

la forza di gravità:

qualcosa che non la lascia semplicemente adagiata tra le

lenzuola, ma sembra risucchiarla giù, verso un altro luogo,

mentre la ragazza, inerme in tutto, non può opporsi.

Gli occhi, che nelle foto pubblicate dai giornali, sono spesso

ironici e lucenti, colpiscono.

Sono strabici,

perché questa forza oscura e le ferite cerebrali

hanno vinto i muscoli, ormai appannati.

Anche le giunture sono anchilosate,

lo si vede dai polsi che escono dalla camicia da notte candida.

Diteci com’ è Eluana oggi, perché fate vedere le sue vecchie

foto e non mostrate com’ è adesso?

Sono richieste anche legittime, quelle dei lettori nei blog e nei

forum (non tutte, certo, perché in qualcuno si percepisce una

curiosità che sconfina in un territorio meno nobile).

Ma Eluana non è speciale.

Se frequenti gli ospedali, sai che appartiene a una nuova

umanità disgraziata, che si sta moltiplicando

grazie ai progressi della medicina,

quella degli esseri umani in stato vegetativo.

Solo in Italia sono circa tremila persone

e in qualche modo si assomigliano tutti:

alternano momenti di veglia (stanno con gli occhi aperti)

a momenti di sonno (stanno con gli occhi chiusi),

emettono suoni, gemiti, sospiri senza alcuna attinenza con

quanto accade intorno al loro capezzale.

I neurologi sostengono che non esiste alcuna possibilità

di entrare in contatto con loro, perché non reagiscono in

maniera intelligente.

Possono avere un soprassalto se c’ è un rumore, o una smorfia

se si fa loro del male, si tratta però di riflessi.

Respirano da soli.

Ma se su quegli occhi aperti si avvicina la punta di una matita,

restano aperti:

nessuna minaccia li muove o li chiude.

Perciò la giornata di Eluana, intesa come giornata, non esiste:

esiste il non-mondo di Eluana.

Oggi questa donna di 36 anni sta al secondo piano della clinica,

in una stanza da sola,

dove siamo entrati anche noi.

Non raramente è in penombra,

con suor Rosangela quasi sempre accanto a lei.

Lo fa dal 7 aprile del 1994.

Prima, per quasi due anni, Eluana,

finita fuoristrada con l’ auto,

spedita d’ urgenza in rianimazione, a poco più di vent’ anni –

tanti ne aveva – era stata ricoverata nel reparto di

lungodegenza riabilitativa dell’ ospedale di Sondrio.

Risultati della rianimazione? Deprimenti.

Ma «faremo il possibile»,

aveva promesso il primario di Sondrio.

Le hanno in effetti tentate tutte.

Anche in questo caso, miglioramenti pari allo zero.

Un giorno una compagna di scuola di Eluana è andata a

trovarla proprio mentre la spostavano dal letto,

usando un paranco:

«Come se fosse un sacco di patate,

lei che non voleva farsi mettere le mani addosso da nessuno».

Lo shock è stato tale da tenere questa ragazza

lontana dall’ ospedale per un bel po’ .

Ogni briciola di quella speranza invocata qualche settimana fa

in una lettera fraterna anche dal cardinal Tettamanzi

è sparita in fretta. E non da sola.

Anche la mamma di Eluana, restando accanto alla figlia,

«si è consumata».

Non compare mai, nelle interviste o in pubblico,

perché si è ammalata di cancro e sta malissimo.

Papà Beppino le fa da scudo, come fa da scudo alla figlia.

I medici gli avevano suggerito:

«Pensa alla tua vita, per Eluana non puoi fare più nulla,

ci pensiamo noi».

Ma questi Englaro, a dispetto di tutto,

erano e sono una famiglia unita: e il papà non ha mai mollato

per pensare a sé stesso,

perché «Eluana intendeva la vita come libertà di vivere,

tra noi c’ era come un patto di rispetto reciproco

delle nostre volontà».

Parlando della figlia, l’ ha definita «un cristallo».

I pezzi di quel cristallo, i cocci della fragilità di una creatura,

forse potranno avere sepoltura grazie a un tribunale,

o forse no.

Al momento, accanto alla ragazza in questo stato

«da 6082 giorni, 16 anni sette mesi e ventitré giorni»,

come scandisce il papà,

ci sono i peluche, le sue foto al mare e sugli sci,

i cassetti sono colmi di quegli abiti, di quella biancheria

che la mamma esausta e piangente ha continuato a comprare,

perché voleva che la figlia, bella, fosse bellissima.

La sua bellezza ancora traspare, una bellezza di porcellana,

dove qualcuno scorge il soffio della vita, e qualcuno no:

ne intravede solo il diafano ricordo, un fantasma traslucido.

Ma d’ altra parte, gli stessi medici, al papà che chiedeva lumi,

non avevano risposto:

«Non abbiamo risposte, non abbiamo soluzioni»?

Sua figlia, gli avevano detto, è una «non-morta, con gravi

handicap».

Tutti, compresa e forse soprattutto la suora, e anche il

professor Carlo Defanti, il neurologo che si è detto disponibile

a staccare il sondino di questa sua paziente,

hanno spiato la quotidianità di questa “non-morta”.

Mai un cenno, mai hanno percepito uno sguardo,

mai una sensazione che qualche cosa della sua volontà,

della sua energia sprizzasse all’ esterno del guscio della pelle.

E così non restano da fare che alcune cose pratiche.

C’ è stato chi, nelle polemiche venate di crudeltà che

caratterizzano questa vicenda umana,clinica e giuridica,

si è spinto sino a dire che Eluana fa anche ginnastica.

La situazione è, in sintesi, questa.

Ogni pomeriggio alle 17..

una sacca beige, con dentro un “pappone”,

un composto di nutrimenti e medicine, viene pompato,

attraverso il sondino nasogastrico,

direttamente nello stomaco di Eluana,

che ha perso la capacità di deglutire,

non potrebbe cioè essere imboccata.

Questo pasto dura dodici ore.

Poi viene sostituito dalla sacca dell’ acqua, per l’ idratazione.

Per evitare le piaghe – e non se n’ è mai formata una,

tanto è efficiente l’ amore di suor Rosangela –

Eluana viene spostata dal letto.

E qua non c’ è il paranco, come nell’ ospedale,

e non ci sono infermieri che protestano per la fatica:

questa religiosa con spalle da artigliere l’ abbranca,

circonda con le sue forme e la sua forza

quel fragile essere dalla testa ciondolante,

mette Eluana a sedere sulla carrozzella,

per un paio d’ ore circa.

Quando non ci sono giornalisti e fotografi

(sarebbe vietato fotografare e pubblicare chi è incapace

di intendere e volere, ma non si sa mai),

la trasporta nel piccolo giardino,

con panchine di pietra e fiori profumati.

Comunque, Eluana va sorvegliata a vista,

perché se non è imbracata, può cadere in avanti.

Poi c’ è la fisioterapia passiva, cioè «le mani altrui»,

un concetto che per Eluana equivaleva a una violenza,

la toccano, la muovono, danno tono per quel che si può

ai muscoli inerti come gomma.

Succede anche tre volte al giorno, il tempo deve passare,

le cure si devono eseguire.

Ed è così che «la mamma si è consumata come una candela

accanto alla figlia», lamentandosi perché «non l’ hanno

lasciata morire».

Lo stesso papà Beppino,

vincendo il pudore che tante volte lo frena,

una volta ha detto al cronista che

«Sati è morta dentro quando è morta Eluana,

e poi è sopravvissuta a se stessa, distruggendosi».

Eluana, nel letto, senza fame, senza sete,

senza riconoscenza, senza affetto (lo affermano i neurologi)

resta ignara di questa battaglia e di questi dolori

dei suoi amatissimi genitori,

e pure dei tanti pensieri e delle emozioni

che causa la sua tragedia.

Il papà, invece, convinto,

forse anche da socialista vecchia maniera,

che «la sola libertà è dentro la società»

non ha accettato quel concetto di

«portatela a casa, la facciamo morire di nascosto».

Ancora ieri ripeteva:

«Da quello che si è creato clinicamente,

solo clinicamente si può uscire».

dal nostro inviato PIERO COLAPRICO  

Il Ministro Mara Garfagna cattolica..e l’eretica Sabrina Guzzanti..   Leave a comment


sabrina-guzzanti.jpg

Premetto che quella che  espongo  è una “impressione ” personale..

ma se si assisterà in fururo..

all’incriminazione ,da parte dello Stato Italiano, di Sabrina Guzzanti ..

per Offesa a Capo di Stato (Vaticano) ,

il Vero motivo … è da addebitare “fondatamente”..

 alle frasi indirizzate alla ministra “cattolica”  Garfagna..

garf-3.jpg

ma..siccome.. ciò..”non si può..decorosamente.. fare!!! ”

allora… la si incriminera’..

per le frasi ,definirei, quasi profetiche..

che la Guzzanti…ha espresso sul  “presumibile” futuro eterno..

del Pontifex Maximum..Benedetto XVI..

a coloro che per Grazia Divina ..

s’intendono……..

 di Vero Cristianesimo..

non rimane che additare il senso  cristiano della Guzzanti..

una che ha dimostrato un  “sentimento cristiano ”   tra i più difficili..

“Chi non “odia” suo padre e sua madre..non può essere mio discepolo”

Al vicario di Cristo non resta che rammentare..

che il suo Maestro  non si sottrasse neanche agli sputi …

Benedetto Calati, un monaco senza indulgenze   1 comment


rossana.jpg

 di ROSSANA ROSSANDA

Si è spento a Camaldoli    

calati.jpg Benedetto Calati,

un monaco raro che amavamo e che  ci amava e per noi,

 che non speriamo nell’eternità,

per sempre perduto.
 Era avvertito della fine, aveva salutato i fratelli ..saliti fra vento e   pioggia a dirgli addio,

ma si è era schermito dal benedirli,

 come per       restare il più spoglio fra di loro.

E poi s’era fatto riportare in cella, 


ontano dall’agitazione che circonda anche la morte,
trattenendo con un    gesto soltanto Emanuele Bargellini,che porta su di sé la responsabilità  del convento,

 la mano nelle mani di lui,

finché l’ansia del respiro si è    andata acquietando nel sonno della fine.
      Aveva 86 anni, era smagrito come un ramo secco, i grandi occhi scuri
      rimasti divoranti sul volto smunto. “Benedetto ha ottant’anni” aveva
      telefonato ridendo un certo mese di marzo; nessuno ama la vita come chi
      vede in essa una meraviglia di dio. Era nato povero, Luigi Calati, che poi
      aveva scelto il nome del suo ordine, i benedettini, nella campagna del
      tarantino, e da ragazzo i suoi l’avevano messo nel convento dei
      carmelitani a Mesagne. Di quella campagna ossequiente aveva raccontato una
      volta a Montegiove, facendo sussultare un vescovo che s’era presentato
      inatteso, che la processione del Corpus domini si fermava sotto il balcone
      dei signori del paese, perché essi non vi partecipavano fra il volgo. Era
      nato ribelle, se a 16 anni era scappato una notte verso Camaldoli dove gli
      avevano detto che la parola era studiata “sine glossa”, senza il filtro
      dell’interpretazione obbligata o consentita. E di Camaldoli era diventato
      la guida nel 1969, in ubbidienza ma con il cuore libero, che era la sola
      cosa libera che la chiesa lasciava allora e che gli aveva insegnato il suo
      testo prediletto, gli scritti di Gregorio Magno, il papa che era stato un
      prefetto di Roma e poi s’era raccolto al Celio, mentre l’unicità
      dell’impero era battuto dall’irruzione dei barbari/l’altro, abbattendone
      l’arroganza. Gregorio, il solo pontefice che aveva detto: “L’ultimo dei
      credenti può interpretare la parola come me”.

     cop112.jpg 

Ma poi la chiesa se l’era non ..innocentemente scordato,

 e quella che  Benedetto aveva conosciuto da giovane era chiusa ed occhiuta,

fino ai   rimbrotti del Sant’Uffizio, pronto a ritirare l’insegnamento ….

se non a   scomunicare anche i più grandi.

Così per prima cosa, pur tacendo, aveva   riaperto Camaldoli.. al suo ruolo storico di passo,

luogo di sosta,  accoglienza e ascolto dei viaggiatori che attraversavano l’Italia. A 


      Camaldoli nei secoli passati erano affluiti da Firenze anche i Medici e
      qui adesso affluivano gli amici inquieti e anche qualche nuovo potente,
      che Benedetto scrutava riconoscendo, con un sorriso, “un poveretto
      allevato nelle sacrestie”.
      E a capo di Camaldoli era rimasto fino al 1984, quando qualche commesso di
      Roma lo aveva indotto a lasciare. Ma ormai il monastero era cambiato,
      c’erano i suoi allievi ed amici, ed egli ne rimaneva il riferimento – non
      l’autorità, termine che non amava. Un centro di preghiera e opere, ricerca
      teologica e musica, spalancato sul mondo – non arrivava a dire che forse
      ogni monaco avrebbe dovuto lavorare fuori, e poi rientrarvi, per non
      cedere all’appartarsi dalla vita reale degli uomini? Da parte sua, egli
      scendeva a Roma, insegnava a Sant’Anselmo, visitava le altre case e i
      gruppi che lo chiamavano.
      E l’estate veniva a Montegiove, la bella casa benedettina un poco cadente
      sopra Fano, dove si riunivano credenti e non credenti, definizione di cui
      a lui non poteva importare di meno, giacché dio, era scritto, aveva amato
      il mondo, non solo i fedeli. A Montegiove si discuteva dei temi e dei
      dilemmi sapienziali, quelli che in ultima istanza non sono così
      distinguibili fra religione e religione, religione e laicità – il
      cristiano ha in più la fede, che è un dono e una virtù, ma un po’ meno
      essenziale dell’amore. Leggeva per noi i testi che più amava – ma perché
      torna su Gregorio?, si chiedevano talvolta i fratelli più giovani. Penso
      che fosse perché era il pontefice che aveva detto: siate soli davanti al
      testo. E nelle sue parole, nelle ricerche dei biblisti, nelle nostre
      domande o obiezioni o risposte, Benedetto ascoltava se stesso, vedeva la
      profezia come un anagramma della storia, e fra esse e il tempo vedeva
      inscriversi il cammino degli uomini. Del resto, un solo errore gli
      appariva una colpa ed era il potere, il potere sulle menti, il potere del
      comando e della ricchezza. Era stato l’editto costantiniano, il patto fra
      la chiesa e il potere terreno, la vera grande colpa. Per chi non aveva
      potere e con lui cercava, egli nutriva un’insaziata curiosità e tenerezza.
      Erano gli amici e le amiche, cui scriveva come Gregorio: “Perché non
      vieni? Tutta Roma ti aspetta”. Ma non era vero niente, aggiungeva ridendo,
      non era Roma era Gregorio che aspettava.

      A Montegiove lo sentii per la prima volta, me l’aveva indicato Adriana
      Zarri, parlava sulla legge, la coscienza, la libertà e metteva la libertà
      per prima. Non succede spesso che un sacerdote parli così, ma dio ci ha
      fatto liberi, ricordava. Liberi di pensare e liberi di ascoltare. Anche
      qualche anno dopo, quando parlammo dell’esilio, rivendicò al monachesimo
      non la fuga dal mondo – respingeva il contemptus mundi, il disprezzo del
      mondo predicato dalla chiesa devozionale – ma il ritiro dell’io con la
      parola, senza l’intermediario della legge. Il monachesimo è stato la
      libertà della chiesa nascente. Al convento bisognava tornare per
      continuarne a uscire fra la gente.
      Lui continua a muoversi dalla cella al mondo. E poiché i monaci sono
      pazzi, ne uscì anche in un impietoso luglio, quando il solleone del
      meriggio lo colse in viaggio, e un ictus lo colpì, crudelmente
      bloccandogli la mano e la parola, lo scrivere e il parlare, il tramite fra
      lui e gli altri. Nessuno di noi dimenticherà il fuoco delle sue parole
      brevi e appassionate, che nessuna pagina restituirà mai.

      Dal limite e l’umiliazione del non riuscire a districare i suoni e reggere
      la penna, era uscito da solo, sfuggendo per riserbo alle affettuose
      violenze dei medici – non poteva sentirsi addosso le mani su quel corpo
      che, ci spiegò una volta sorprendendoci un benedettino diverso, Teodoro
      Salmann, imparava dal monachesimo una compiuta compostezza; che, secondo
      Paolo, ci spiegava il biblista Barbaglio, è cosa di dio. Non so che cosa
      ne pensasse Benedetto. Non gli piaceva né soffrire né indebolirsi, ed era
      riuscito a venirne fuori da solo, caparbio, la parola appena un poco
      intralciata e la mano appena meno ferma. Aveva dovuto rinunciare alle
      lezioni a Sant’Anselmo, diminuire i viaggi, evitava i passeggi, come le
      lunghe scalinate del Celio, dove doveva essere aiutato. Non amava l’idea
      della morte, ne aveva paura, mi disse un giorno che parlavamo sotto il
      diluvio, lui inquieto nella zampata che si era sentito addosso e io
      appesantita dalle insufficienze nelle quali sta finendo la mia strada. Mi
      dicono che ultimamente le si era riconciliato, riconciliato con la fine
      della meravigliosa vita, questa vita, traversata dal tempo che la divora,
      ansia e dubbi e felicità delle creature: amava San Francesco più per il
      Cantico delle creature che per la povertà, lui che non aveva nulla e non
      vidi mai nel bellissimo abito bianco del suo ordine, lui che girava in
      pantaloni e maglione, una sciarpa al collo.

      Ma doveva essere ormai pieno di collera, se questa parola gli si può
      attribuire, o forse un eccesso di amore frustrato per la chiesa che era
      stata la sua passione. Come ha detto questa estate a un amico (Raffaele
      Luise, La visione di una monaco, Cittadella Editrice, pagg. 95, Assisi
      2000), aveva veduto nel Concilio Vaticano II la realizzazione della
      speranza che la chiesa ritrovasse lo spirito del Nuovo testamento e la
      sapienza del Vecchio. Speranza nutrita in un lungo silenzio, perché gli
      ultimi papi “avevano paura della laicità, paura del mondo sconsacrato”,
      ignoravano che “dio non dice di amare i fedeli ma di amare il mondo”. Ma
      poi era venuto il miracolo di Giovanni XXIII, “figlio di contadini che
      arrivò a essere papa – contro ogni diplomazia e regola – perché era tanto
      vecchio… sussultammo anche noi per quel papa vecchio prima di scoprire
      che era giovane”. E ricorda il riso liberatorio con cui lo videro arrivare
      in Vaticano “sulla sedia gestatoria con la tiara in testa e la fettuccia
      delle mutande che era stata legata male. Finalmente ridemmo”. Erano stati
      liberati dal papa “che ci ha dato il Concilio, cioè il primato della
      parola di dio oltre ogni gerarchia umana, cristiana, cattolica”.
      Ma poi sono venuti i colpi di arresto, le prudenze (è severo Benedetto con
      Paolo VI) e infine la concessione alle pompe e agli ori e alla mediaticità
      del sontuoso giubileo, e quel piovere di vergognose indulgenze e
      beatificazioni, perfino Pio IX. Già l’anno scorso ne aveva fatto un cenno
      severo a Montegiove. Adesso nell’intervista a Luise la requisitoria è
      spietata. Sì, aveva sperato che il Concilio facesse uscire la chiesa da
      quello stato in cui “non c’era più ombra di vita, i fedeli dovevano essere
      più che fedeli, obbedienti”, come i sudditi di una repubblica pagana,
      tutti sotto controllo. Il dialogo ecumenico si apriva fra religioni e fra
      gli uomini e le donne, “uomini e donne alla pari, che sono essi la chiesa,
      il popolo di dio”, non più soltanto cardinali, papi, curia e vescovi.
      Popolo dove ognuno “conserva la rivelazione nel suo cuore come Maria”, la
      sorella di Marta, “perché la chiesa non inventa la verità, la custodisce”.
      Ma allora, gli è stato chiesto, il Sant’Uffizio? “Deve andare a farsi
      friggere”. E la Congregazione della dottrina della fede? “Un’espressione
      senza senso”. Già circolano le voci sussiegose, quando mai un monaco parla
      così? Benedetto non salva uno degli apparati ideologici della chiesa,
      tantomeno la curia: non hanno rampognato anche le miti parole del padre
      Dupuis, mentre elogiano l’Opus Dei e Comunione e Liberazione? Le
      istituzioni del Vaticano sono residui, temporali, storici. Ma allora
      l’infallibilità del papa? Storica anch’essa, recente. E il papato? La
      chiesa dovrebbe essere di tutti, delle “aggregazioni locali con il loro
      presidente e, mi auguro, la loro presidente”. Dunque l’esclusione della
      donna dall’amministrazione dei sacramenti? Non comprensibile esclusione
      storica, ma errore, colpa. Non sono le donne che erano rimaste con Cristo
      sotto la croce mentre tutti gli altri, perfino Giovanni, fuggivano? Non è
      a Maria che Cristo risorto si rivolge per primo: Maria non mi riconosci?
      Non erano certo mancate all’ultima cena e se una donna ha evangelizzato la
      Germania vuol dire che amministrava i sacramenti (Luise annota: non è
      storicamente provato). E l’amore? L’amore è quel che più conta. E’ il
      paradigma della cristianità, il senso della chiesa. Ma l’amore carnale?
      Sì, anche quello, quello del Cantico dei cantici, di San Giovanni della
      Croce, di Abelardo ed Eloisa, capiti da Pietro il Venerabile, l’unione dei
      corpi. Ma l’obbligo del celibato? Una prevaricazione di una piramide
      maschile come è la chiesa romana. Il celibato non può essere che una
      libera scelta del monaco.

      Su questo ultimo Benedetto, che ha raccolto le forze per riordinare quel
      che a voce appena un poco più bassa aveva sempre detto, il silenzio del
      Vaticano è calato come un macigno. Ma forse parlerà a molti cristiani che
      vi riconosceranno.  

un commento..il…mio 

“lo conobbi a Camaldoli..

andavo a ” convegni” con mia moglie in “carrozzella”…

una domenica..d’inverno..assistetti ad una messa in monastero..

un monaco che non aveva..confermato i voti …

si era sposato e festeggiava …con sua moglie..

in una chiesa “quasi vuota” (me e Licia).. 

le nozze d’argento..

Benedetto ..presiedeva la messa e iniziò..la Sua omelia…

sorriso sulle labbra….”Quando Fate..all’amore..benedite il signore..

perchè il signore vi ama”     !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

era una “COLOMBA”..

solamente..”una colomba”…

monsignor Fisichella(il cappellellano di Montecitorio)   3 comments


fisichella-2.jpg 

ho visto 2 programmi RAI in cui appariva il suddetto monsignore..

uno è una puntata di AnnoZero..non commettere atti impuri ..consiglio di vederla..

l’altra è troppo attuale..è una puntata di  in1/2ora..ma ancora non potete vederla ..perchè è stata trasmessa domenica 14 ottobre..l’acume razionale e religioso del personaggio è fuoriluogo  ..

per quanto riguarda lo scandalo dei preti pedofili..ha riportato l’ufficiale considerazione che la Chiesa Cattolica prese a suo tempo..sull’importanza e la serietà dell’argomento..annoverando la questione ,come livello d’importanza morale,..al sacrilegio verso la Comunione (che per i cattolici è il Corpo del Signore) e i sacrilegio verso il segreto della Confessione sacramentale..

per quando riguarda il problema delle tasse (è doveroso o no pagarle..trasmissione di in1/ora..)

ha riportato un versetto del Vangelo…

ha detto che a Gesù..è la verità..i sacerdoti del Tempio chiesero di pagare la tassa per entrare..

allora Gesù  disse  a Pietro  di andare al lago e di pescare..Pietro andò..pescò subito un pesce ,che aveva nello stomaco una moneta ..con questa pagò la tassa per entrare nel Tempio..per Sè..e per Pietro..

è quindi un dovere morale..per ogni cattolico..pagare le tasse!!!! (gulp)

io spero ..che le pensionate devote.. con pensione minima..non se ne abbiano a male..  (link)

ma preghino il buon Dio..per un miracolo..non si sà mai

è doveroso ,da parte mia, a scanso di equivoci..e malintesi..dichiarare..che non sono,attualmente, più un cattolico osservante..

LA VERA FORZA ED IL CORAGGIO(vi ricordate di quel”frocio” di Pasolini e di “Robokop”?   1 comment


pasolini-1.jpgpasolini3.jpgpas-8.jpgpas-7.jpgpas-6.jpg pas-4.jpg

Ho avuto la fortuna di vedere ultimamente.. su Dossier storie.. una puntata su Pier Paolo Pasolini..

nel servizio si faceva riferimento ad un’altra trasmissione sullo stesso soggetto,

cioè Ombre sul giallo ..le ho ritrovate entrambe su www.raitre.it..

E’ stato un evento molto importante,almeno per me..

In tale puntata,in cui si rifaceva la storia ed il pensiero di Pasolini, oltre agli avvocati di parte civile..gli avvocati che tutelavano gli interessi della madre.. ,

era stato invitato anche per propria volontà…il Pelosi ,il ragazzo cioè di 17 anni…

che all’epoca si addossò al colpa dell’omicidio dello scrittore, come reo confesso..

Pelosi affermò,dopo 30 anni dall’evento e peraltro dopo aver scontato la pena ,9° anni di carcere..

che non era lui, il colpevole della morte ..bensi furono tre sconosciuti di circa quarant’anni all’epoca,

di cui ora non aveva ormai più paura,essendo oggi ,gli stessi ,o ormai vecchi oppure morti.,

Ma che all’epoca dei fatti si dimostrarono pericolosi e violenti ,

lo minacciarono infatti di non dire nulla di quello che vedeva..sennò gli avrebbero ammazzato la sua famiglia…Pelosi ,per paura ,preferi passare 9 anni in carcere pur di non mettere a repentaglio al vita dei suoi genitori..

Pelosi afferma che Pasolini si comportò con lui come un vero signore..

niente violenze..

beninteso..Pasolini era un “frocio”..lui era li in macchina con lui ..

perché si era reso disponibile ad un rapporto orale.. praticato dallo scrittore;

la prestazione pattuita e pagata per 20 milalire..tutto chiaro ..

Pelosi era sceso di macchina per orinare..in quel momento è avvicinato da tre individui..

uno si occupa di lui..gli altri di Pasolini..

lo afferrano e lo levano dalla macchina..cominciano a picchiarlo con oggetti di ferro..o con pietre..

lo riducono agonizzante per terra..chiamandolo con aggettivi..come..frocio..comunista di merda..ora ti sistemiamo noi..

erano probabilmente del Sud..o calabresi o siciliani..almeno questo era il dialetto che usavano..

Pasolini sarebbe già morto per le percosse ricevute..

oltre tutto..una macchina passò sul suo corpo all’altezza del torace,spezzandogli il cuore..

non si sa ,verosimilmente ,se a dare questo ormai inutile colpo di grazia sia stato lo stesso Pelosi..

lasciato scappare con la macchina di pasolini.. oppure gli stessi picchiatori con la loro macchina..

Pelosi, come risulta dagli atti, fu fermato da agenti della strada..,

il libretto attestava che la macchina era di Pasolini..

ancora non si sapeva del cadavere dello scrittore..

quando al mattino arrivò la segnalazione del cadavere ritrovato di Pasolini….

Pelosi ammise  che là c’era anche lui e che il responsabile dell’omicidio era lui..

Durante la trasmissione vennero presentate le foto del corpo di Pasolini..raccapriccianti..

Gli avvocati,per questo motivo, si erano subito convinti che non poteva essere stato un ragazzo,colpendolo con un assetta di legno,.. a ridurlo cosi..

era evidente la presenza di altre persone ..adulte e con altri oggetti..

il tribunale chiuse presto il caso..c’era un reo confesso..archiviato..

la sentenza di appello..fece emergere dubbi..indicava che le prove acquisite erano state carenti..

che si evinceva la presenza di altre persone..non ci fu la neppur minima volontà di riavviare nuove indagini..

Le immagini del corpo dello scrittore, erano raccapriccianti..erano come le immagini viste recentemente nel film di Mel Gibson..La passione di Cristo…

Permettetemi una piccola riflessione sul film..e sulla crudezza delle immagini che vi si vedono..

Fa veramente ..schifo..è una rappresentazione del Sadismo..molti non riescono a vederlo per intero..come minimo.. andrebbe vietato ai minori..personalmente ho visto solo poche scene e non quelle in oggetto..

alcuni amici di fabbrica, me ne hanno parlato con emozione e raccapriccio..

gente che non và più in chiesa..sentirli dire..che fine.. che patimenti ha sofferto per noi..questo Cristo..

quasi si convincevano a ritornare alla messa,a confessarsi,a fare la comunione!!!!

I commenti più tragici ..però li ha fatti il papa in persona..ha ricevuto il regista in udienza privata..si è complimentato per il film..”tutto vero..”

Sappiamo che il regista si era ispirato al racconto della Passione su di un libro di una mistica del ‘500..

Ultimamente..in fatto di mistiche c’era stata una trasmissione di Gianni Minoli sulla figura di Papa Lucani..

uno specialista del pontefice.(.il pontificato durò soltanto 33 giorni..(gli anni della vita di Cristo)..

lo storico raccontava che Papa Lucani era si, una persona dolce..

ma aveva la determinazione della sua gente..montanari..

che aveva in mente ed aveva detto apertamente..

che riteneva di sollevare il Cardinal Marcincus da direttore dello IOR..l’istituto bancario vaticano peraltro implicato nello scandalo del Banco Ambrosiano di Calvi..

non riteneva evangelico che un Cardinale coprisse una mansione del genere..aveva poi in mente una Chiesa evangelica..più sobria..

Mori poco dopo..morte naturale..improvvisa..

Lo strano ..mi ricollego al discorso sulle mistiche..è che accennò ad un fatto un po’ singolare..

una mistica odierna..polacca..avera raccontato.. di aver visto in sogno.. Papa Lucani ..

stava attorniato da due prelati..questi,..gli facevano una iniezione..

Luciani ,non avrebbe reagito..aspettano la morte..

Il bello è.. che questa mistica, scrive un libro..

un grande teologo cristiano Von Baltazar..

acconsente volentieri a scrivere una prefazione del libro..

ed accenna a questa visione..commentando..” io ve la dico come l’ha detta la suora..fate voi..”

ma il curioso non finisce qui..Von Baltazar è insignito di un riconoscimento da Giovanni Paolo II ,

mentre viene in treno a Roma..naturalmente..moure..

Inutile dire, a proposito di mistiche,..che per il Vaticano ci sono mistiche attendibili e mistiche non..

Ai miei compagni di fabbrica, ho suggerito una cosa..siete colpiti dalle sofferenze..come le avete viste, di Cristo..ricotta-1.jpg

ma ai ladroni..a quelli che ,nello stesso periodo..(i ladri di galline ) hanno ricevuto lo stesso trattamento..non ci pensate?..

va bene ..che presumibilmente.. erano figli di troia!!..ma insomma…

Ma ritorniamo all’argomento iniziale.. della forza e del coraggio..

Pasolini era un frocio..lo ha personalmente ,pubblicamente ,riconosciuto..

in tempi in cui una simile affermazione era ..per il comune buonsenso ..

inaccettabile..non erano i tempi odierni..

Ma  di forza e coraggio.. ne aveva da vendere ..più di Sansone..

aveva attaccato prima della morte..pubblicamente, con un articolo sul Corriere della Sera,

il gruppo dirigente della Democrazia Cristiana..

chiedendo un processo penale per tutto il loro operato, a danno della nazione e del popolo..

In occasione della strage di Piazza Fontana..aveva scritto un altro articolo..(Scritti Corsari)  IO SO (link)

pas-15.jpg

“Io so..io so..io so chi è stato… io so chi sono i mandanti della strage..lo so..ma non chiedetemi le prove..non le ho..”.sarà opportuno,lo dico per primo per me..riscoprire l’acume,l’intelligenza,la passione morale di questo “frocio”.

Al contrario ,abbiamo osservato (e siamo al finale..) in diretta Tv..

(ero al televisore nei giorni dei fatti di Genova).. ,durante il G8..su Rai tre..

la giornalista..Berlinguer,in diretta ,dalla parte delle forze dell’ordine..

 

nel mezzo di queste.. c’era “Robokop”..

quell’agente che pareva.. Robokop..

dalla parte opposta, si vedevano le prime azioni dei “blak blok..

i poliziotti ,tutti fermi ..dall’altra parte ,si vedeva in diretta!!!

Questo “Robokop”praticamente appariva come il leggendario Achille..

ancora di più, imbattibile..non aveva neanche il tallone vulnerabile..

col cazzo che lo fermavano!!!!

Dalle cronache si venne a sapere..dopo, che si mosse..

che menò tutti..

meno’ tutti i manifestanti..beninteso..i black blok non c’erano piu’…

menò gli altri ,quelli con la fascia bianca..quelli a viso scoperto..

perché a a Genova, se ricordate, era stato concordato che i manifestanti non indossassero caschi..

Non contento..arrivò sulla spiaggia e li..botte ai bagnanti..erano sospetti..

probabilmente entrò anche in mare!!!!

Avrà stordito e catturato almeno un centinaio di pesci..

se lo vedeva Berlusconi..ma era impegnato..

avrebbe gridato…”al miracolo.!!!”..

non si era visto una pesca cosi miracolosa dai tempi di Gesu’..”che sia  ritornato il Redentore!!!!”

Ma cosa  gli avranno fatto tirare sù..a questo Robokop..marijuana e ed acido solforico..?

Se lo deve essere chiesto, in quei giorni…(sono solo supposizioni,col senno di poi..) anche Lapo stesso.!!.un po’ incuriosito..

Ora ditemi..secondo voi..in chi ..si evidenzia..Forza. e Coraggio… (un aticolo passato)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: