Archivio per ottobre 2015

Ermafrodita..una Sessualità umana..complicata (Ermafrodites)   2 comments


L’ermafrodita è una essere vivente che possiede gli organi genitali di entrambi i sessi. Questa condizione fisica è una rarità negli uomini, come testimoniano i pochi studi medici e psicologici sull’argomento, mentre può essere una condizione normale per alcune specie animali, come per esempio le lumache

Chi è l’ermafrodita
L’ermafrodita è quella persona che possiede organi genitali sia maschili che femminili. Nei pochissimi casi conosciuti è stato compito dei genitori “scegliere” il sesso del bambino, dopo alcuni esami che valutano la predisposizione a livello ormonale, ovvero la prevalenza di testosterone (ormone maschile) o di estrogeni (ormoni femminili). Dopo questa decisione, cioè alla così detta attribuzione dei genitali e quindi del sesso, si interviene chirurgicamente per asportare l’organo sessuale in eccesso. Per fortuna queste vicende sconvolgenti sia dal punto di vista psicologico che fisico, sono davvero rare.


L’Ermafroditismo
L’ermafroditismo è un fenomeno col quale un essere vivente può produrre sia i gameti maschili sia quelli femminili, sia allo stesso tempo che in momenti successivi.
E’ detto anche monoicismo (in contrapposizione al diocismo) e in alcune specie animali come gli invertebrati (es lumache) è un fenomeno comune o addirittura indispensabile alla riproduzione.

Ho trovato un video (pornografico)quindi consigliabile solo a persone MATURE..che mostra una donna ermafrodita..fare sesso con un’altra donna; il caso,se vero,è veramente raro..ma è possibile. Probabilmente i genitori  ed i medici ..non sono riusciti a capire il genere dell’individuo ed hanno optato..per il genere maschile;sicuramente la vagina non ha capacità riproduttive.Ma il genere di questa persona è sicuramente femminile. Ritengo che ,per certi versi..sia una realtà inimmaginabile..ma è bello constatare che “ogni creatura che nasce”..ha la capacità di amare..e di essere amata.

https://www.tnaflix.com/porn-stars/Jeanna-Fine-fucked-by-hermaphrodite/video429929

asian ermaprodites 1

asian ermaprodites 2

 

asian ermaprodites 3

 

asian ermaprodites 4

 

asian ermaprodites 5

LA STRAORDINARIA VITA DELL’ERMAFRODITA CLAUDETTE [FOTO]

http://www.gay.tv/articolo/la-straordinaria-vita-dell-ermafrodita-claudette-foto/55975/

Claudette a casa

Ermafroditismo o intersessualità: un termine che descrive le persone i cui cromosomi sessuali e i genitali non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili. Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili.

 

Claudette è un’ermafrodita. Pur avendo un nome femminile è padre e nonno, sposata felicemente da 52 anni con una donna, Andréè, ed è, soprattutto, una persona straordinaria. La sua storia è stata raccontata dalla fotografa Malika Gaudin-Delrieunel progetto La vie en rose.

Ermafrodita Claudette

Claudette fa la prostituta e lo fa felicemente. Pratica la professione in Svizzera, dove la prostituzione è legale e regolamentata dal 1942.

E’ anche una ciclista, una attivista per i diritti delle prostitute, e una persona che sfida ogni stereotipo, conducendo una vita piena e felice.

Claudette sul letto

“Non ho mai vissuto l’essere ermafrodita come un problema, qualcosa di negativo”racconta Claudette. Sono gli altri che hanno dei problemi con la cosa. Sono nato con genitali maschili e femminili, non era chiaro se fossi un bambino o una bambina. Ma i miei genitori mi hanno lasciato scegliere, anche se mi hanno registrato all’anagrafe come maschio. Nel 1937, era un vantaggio innegabile essere maschi. Però mi sono sempre sentito una donna, e ho vissuto la mia vita di conseguenza.

Claudette pensierosa

 

Ho il sesso degli angeli, perché dovrei vergognarmene?”

“Incontrare Claudette, ascoltarla parlare della sua vita – che solo lei non trova straordinaria, conoscendo i suoi amici e la sua famiglia, i suoi clienti, ho potuto entrare in un mondo così ricco di contraddizioni che è impossibile riassumerlo. Claudette non è una vittima, anzi, è in controllo della sua vita. Non si limita a vivere la sua vita, ama la sua vita”, ha raccontato Malika.

Claudette e la moglie

Claudette, dichiarata maschio alla nascita dai suoi genitori, ha 3 figli con Andrée, che l’ha sempre amata per quello che è.

“Combattere per i diritti delle prostitute è complicato, specialmente se ci metti la faccia come me. Mi espongo al giudizio della mia famiglia sia per il mio lavoro sia per la mia identità di genere. Alcuni famigliari hanno tagliato i ponti con me, ma alla mia età, sai che ci sono due tipi di famiglia: quella in cui nasci e quella che ti scegli. Se i miei parenti di sangue mi rifiutano, che ho l’altra mia famiglia, quella che mi accetta per quello che sono”.

 

he percentage of sex pathology is, fortunately, a rare phenomenon in nature. Instead of the term hermaphroditism, there was a new one introduced — disorder of sexual differentiation. What may life have in store for a child, whose medical history contains such terms? We asked this question to Doctor of Medical Sciences, surgeon, Andrei Pisklakov.

In biology, a hermaphrodite from Greek (ερμαφρόδιταis) is an organism that has reproductive organs normally associated with both male and female sexes.

Many taxonomic groups of animals (mostly invertebrates) do not have separate sexes. In these groups, hermaphroditism is a normal condition, enabling a form of sexual reproduction in which both partners can act as the “female” or “male”. For example, the great majority of pulmonate snails, opisthobranch snails and slugs are hermaphrodites. Hermaphroditism is also found in some fish species and to a lesser degree in other vertebrates. Most plants are also hermaphrodites.

Historically, the term hermaphrodite has also been used to describe ambiguous genitalia and gonadal mosaicism in individuals of gonochoristic species, especially human beings. The word hermaphrodite entered the English lexicon in the late 14th century, derived from Greek Ερμαφρόδιτος Hermaphroditos, the son of the Greek god Hermes and the goddess Aphrodite. The word intersex has come into preferred usage for humans, since the word hermaphrodite is considered to be misleading and stigmatizing, as well as “scientifically specious and clinically problematic”

Aside from having an ambiguous-looking external genitalia, true hermaphroditism in humans differs from pseudohermaphroditism in which the person’s karyotype has both XX and XY chromosome pairs (47XXY, 46XX/46XY, 46XX/47XXY or 45X/XY mosaic) and having both testicular and ovarian tissue. One possible pathophysiologic explanation of this rare phenomenon is a parthenogenetic division of a haploid ovum into two haploid ova. Upon fertilization of the two ova by two sperm cells (one carrying an X and the other carrying a Y chromosome), the two fertilized ova are then fused together resulting in a person having dual genitalial, gonadal (ovotestes) and genetic sex.

Another common cause of hermaphroditism is the crossing over of the SRY from the Y chromosome to the X chromosome during meiosis. The SRY is then activated in only certain areas, causing development of testes in some areas by beginning a series of events starting with the upregulation of SOX9, and in other areas not being active (causing the growth of ovarian tissues). Thus, testicular and ovarian tissues will both be present in the same individual.

Person born with both male and female genitals meets with the surgeon who operated on him as a baby. Children born with both genitals used to be called hermaphrodites, now they’re simply called intersex.

Lo pseudoermafroditismo
Molto più frequenti rispetto agli ermafroditi, ma non per questo con minori problemi, sono i casi di pseudoermafroditismo, ovvero quelle persone che possiedono i genitali ambigui. Per esempio maschi con il pene e i testicoli molto piccoli (o addirittura testicoli interni) e anche un accenno di vagina; oppure femmine con un clitoride molto grande che assomiglia a un pene. Questo tipo di malformazioni hanno diversi gradi e sono più o meno evidenti, in più possono aggiungersi altri disturbi: uomini con assenza di peluria e voce soave, o donne irsute, con tratti e timbro di voce mascolini. In questi casi il problema esiste già a livello fetale; all’interno dell’utero infatti, il feto può subire disfunzioni ormonali che lo portano ad avere un eccesso di ormoni maschili o femminili.

L’attrice Kim Novak famosa ermafrodita

La sindrome di Morris
Altra malattia, diversa dalle altre, è la sindrome di Morris; tra le persone più famose che hanno questo disturbo si ricorda la bellissima attrice Kim Novak. Chi è colpito da questa malattia è un maschio a livello genetico (per cui ha un cromosoma X e uno Y), ma non assimila, già a livello fetale, gli ormoni maschili. La netta conseguenza alla nascita è che il bambino presenta tutte le caratteristiche femminili: non ha il pene, i testicoli sono nascosti, ha la vagina, ma non possiede l’utero (e dunque non potrà avere figli). In ogni caso sia a livello fisico che psicologico questa persona, si sente in tutto e per tutto donna, e spesso, i tratti somatici sono particolarmente delicati e femminili, così come il modo di pensare.

Gli esami per stabilire l’identità sessuale
Nei casi di ambiguità sessuale bisogna fare una serie di test per stabilire l’identità sessuale. Quelli del sangue permettono di verificare la quantità di ormoni maschili e femminili presenti nell’organismo e di capire se ci sono disfunzioni. Poi è necessaria una visita medica per controllare i genitali, mentre per l’analisi dei cromosomi si esegue un tampone orale.
Infine è fondamentale un consulto psichiatrico, che valuta l’eventuale presenza di un disturbo di identità. Talvolta però il esso che si accerta con i cromosomi non corrisponde a quello fisico, come nel caso della sindrome di Morris, dove una persona è geneticamente maschio, ma non lo è nel corpo né nella mente.

Ermafrodita, Ermafrodito, Ermafrodite o Ermafroditi?

Facciamo un pò di chiarezza tra i termini utilizzati, spesso erroneamente anche per via della confusione intrinseca tra maschile e femminile.

Ermafrodito (o anche Ermafrodita) è il sostantivo maschile corretto per indicare un essere vivente animale o pianta che presenta ermafroditistmo.

Ermafrodito è anche un personaggio della mitologia greca, figlio molto bello di Ermes e di Afrodite diventato un essere androgino dall’unione fisica con la ninfa Salmace, diventando al contempo sia uomo che donna.

Ermafrodite è usato come aggettivo per sostantivi femminili, es “specie ermafrodite”,Ermafroditi è il plurale del sostantivo maschile Ermafrodito.

L’intersessualità, o più semplicemente ermafroditismo, è un tema molto delicato e controverso. Il termine nasce dal personaggio della mitologia greca Ermafrodito, figlio di Ermes e di Afrodite che, secondo il poeta latino Publio Ovidio Nasone, era un ragazzo molto bello che venne trasformato in un essere androgino dall’unione fisica soprannaturale avvenuta con la ninfa Salmace. Venendo ai nostri tempi per ermafrodita si intende quell’anomalia caratterizzata dalla presenza nello stesso individuo di tessuto ovarico e testicolare. Sono infatti chiamate ermafroditi le persone le cui caratteristiche esteriori possono apparire molto diverse: puramente femminili, ambigue o puramente maschili. Anche se nei neonati l’aspetto degli organi genitali esterni è spesso ambiguo, la presenza di un pene permette di considerare questi bambini appartenenti al sesso maschile. Nella maggior parte dei casi si può comunque constatare la presenza di un utero. Essendo un mondo spesso sconosciuto, quello degli ermafroditi genera spesso confusione tra le persone. Ecco quindi qualche curiosità.

1. Ma cosa è un ermafrodita? Si tratta di maschi con il pene e i testicoli molto piccoli (o addirittura testicoli interni) e anche un accenno di vagina. Queste situazioni hanno diversi gradi e sono più o meno evidenti, in più possono aggiungersi altri disturbi: uomini con assenza di peluria e voce soave, o donne irsute, con tratti e timbro di voce molto mascolini.

2. Durante la pubertà, sotto lo stimolo degli ormoni sessuali, nella metà dei casi si sviluppa il seno e compare il ciclo mestruale. La produzione di spermatozoi è invece rara, a differenza della comparsa dell’ovulazione. Una gravidanza in un ermafrodita è possibile solo quando il cariotipo è quello di una donna normale.

3. Ognuno di noi potrebbe avere sia gli organi sessuali maschili che quelli femminili senza saperlo. Secondo alcune ricerche, circa 1 persona su 1500 nasce con un genere non definibile attraverso le categorie standardizzate di maschio o femmina e possono essere, quindi, definite intersessuali. Di queste, però, solo in una persona su 100 l’ambiguità è evidente.

4. Esiste l’”ermafroditismo sequenziale” Tipico delle specie vegetali e animali, si riferisce agli esseri viventi che cambiano genere nel corso dell’esistenza. Ve ne sono di tre tipi: alternanti, cioè possono cambiare genere più di una volta durante il loro ciclo vitale, proterandriche, qualora inizino la stagione riproduttiva come maschi e la completino come femmine e proteroginiche, nel caso che inizino la loro stagione riproduttiva come femmine e la completino come maschi.

5. In Italia non esiste una legge o normativa che tuteli o semplicemente affronti questo tema delicato. Quando un figlio (una figlia?) nasce con questa anomalia i genitori devono scegliere il genere più adatto tenendo conto dell’aspetto fisico esteriore e delle condizioni degli organi genitali interni.

6. Se non è possibile effettuare una diagnosi alla nascita, bisogna tenere conto dell’educazione data al soggetto. Durante la crescita occorre rafforzare il sesso prescelto con l’ablazione chirurgica degli organi che gli sono estranei e, se necessario, con cure ormonali.

7. La sindrome di Morris o femminilizzazione testicolare è una sindrome determinata da un diverso percorso nella differenziazione sessuale: persone con corredo cromosomico 46,XY (a cui corrisponde un fenotipo maschile) sviluppano caratteri sessuali femminili. Oggi si conosce questa condizione e si deve definirla più correttamente sindrome da insensibilità agli androgeni, in inglese androgen insensitivity syndrome (ais).

Androginia

L’Androginia è la combinazione e sovrapposizione di una o più caratteristiche “fisiche” maschili e femminili in uno stesso individuo.
La definizione (non scientifica) non fa riferimento alle modalità di riproduzione o all’orientamento sessuale (non è quindi sinonimo di Bisessualità). Un essere androgino è quindi un essere in cui si evidenzia la coesistenza di aspetti esteriori e comportamenti propri di entrambi i sessi.

“ARIANNA”  un film sull’Ermafrotitismo

Arianna

Dopo esser stato presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra del cinema di Venezia, arriva in sala dal 24 settembre il film Arianna. Opera prima di Carlo Lavagna, racconta il disagio di una ragazza di 19 anni di nome Arianna (interpretata da Ondina Quadri), che non si sente a suo agio con il proprio corpo. Non ha ancora avuto la prima mestruazione, gli ormoni che assume da prescrizione ginecologica non hanno effetto, a parte un leggero ingrossamento del seno che però le provoca fastidio. Il segreto di questo disagio si chiama ermafroditismo: la sua famiglia ne a conoscenza ma lei no.

All’inizio dell’estate i suoi genitori decidono di riprendere possesso del casale sul lago di Bolsena dove Arianna era cresciuta fino all’età di tre anni e in cui non era ancora tornata. Durante la permanenza nella casa, antiche memorie cominciano a riaffiorare, tanto che Arianna decide di rimanere anche quando i genitori devono rientrare in città. I pomeriggi passano lenti e silenziosi, mentre lei comincia a indagare sul proprio corpo e sul proprio passato; l’incontro con la cugina Celeste (Blu Yoshimi) – così diversa e femminile rispetto a lei – e la perdita della verginità, spingono Arianna a confrontarsi definitivamente con la vera natura della propria sessualità.

Arianna è un film che viene da lontano”, ha spiegato il regista, “da un inatteso gesto dell’inconscio di un bambino che un giorno sogna di essere donna e da allora si trova a confrontarsi con una domanda fondamentale a cui non aveva pensato: perché ci viene data questa identità e non un’altra? Quel bambino sono io a nove anni e i sogni in cui immaginavo di essere altro da me mi hanno accompagnato a lungo durante quella tarda infanzia in cui ci si comincia a interrogare sulla propria esistenza terrena. Il precipitato di quei sogni, forse il riemergere delle loro memorie, sono l’origine emotiva di questo film”.

“Sul set, con il passare dei giorni, Ondina Quadri, inevitabilmente più rigida e impaurita all’inizio, ha cominciato lentamente a fiorire e a trasformarsi, come se il desiderio di femminilità del suo personaggio si fosse impossessato di lei“, è il racconto ancora di Lavagna. “Col passare del tempo è sbocciata in lei una femminilità inattesa e non preventivata che ho deciso di assecondare. Gli altri personaggi sono ognuno portatore di almeno uno degli atteggiamenti che la modernità ha nei confronti dell’ermafroditismo”.

IL TRAVESTITISMO

Non è ermafroditismo..ma una personalità particolare dell’essere umano.un uomo si sente a suo agio indossando abiti femminili. E’una personalità con cui si nasce.un corpo di uomo in cui vive la personalità di donna.

In questi giorni ne parlano diversi giornali nazionali: il professore che veste da donna insegna a Trieste e ha studiato a Lecce. Ecco la sua storia.

E’ di Grottaglie e ha studiato all’Università di Lecce, il professore di cui si sta occupando la stampa nazionale in queste ore.
Si chiama Michele Romeo ed è un docente di matematica e fisica, attualmente a Trieste, che si veste abitualmente da donna. Proprio così: senza definirsi un travestito, Michele parla di sé al femminile e indossa scarpe col tacco e gonne.
Da qualche giorno sta sostituendo un collega e insegna ai ragazzi del liceo Oberdan di Trieste. Nell’intervista che ha rilasciato al quotidiano Il Piccolo parla apertamente e volentieri della sua storia perché  “la gente deve conoscere, imparare. Spero serva – dice – anche a tutte quelle persone che vivono di nascosto e con sofferenza una situazione simile alla mia”.

“Amavo indossare gli abiti e le scarpe di mia madre e mi piaceva guardarmi allo specchio – racconta al quotidiano triestino – non avevo tanto un problema con me stesso quanto di confronto con gli altri”. Vive a Trieste da circa quattro anni, ma si è laureato in Fisica a Lecce. Lo scorso dicembre si è sposato con una donna con cui stava da 17 anni, e della quale dice “è la mia compagna di vita, anagraficamente sono suo marito e lei ha saputo accettare con grande intelligenza e affetto la mia decisione”.
E ai genitori che hanno espresso perplessità nei suoi confronti dopo il suo arrivo a scuola cosa direbbe? “Direi loro che se dovessero per caso avere un figlio che manifesti una diversità, condannarlo per ciò che lui desidera essere equivarrebbe a negare che madre natura abbia voluto crearlo in quel modo. E invece non si può impedire alla natura di esprimersi liberamente. Ai genitori dico: sforzatevi di istruirvi sul funzionamento del corpo umano prima di giudicare gli aspetti esteriori. Ne rimarrete esterrefatti e capirete che non c’è nulla di più normale per un essere vivente che esprimersi per ciò che sente e si sente, nel rispetto altrui”.

Conchita Wurst è una cantante austriaca di 25 anni: in questi giorni sta rappresentando il suo paese all’Eurovision Song Contest, o Eurofestival, l’annuale gara di canzoni per i paesi membri dell’Unione Europea di Radiodiffusione, un’organizzazione che raccoglie alcune delle principali emittenti nazionali d’Europa (aggiornamento: Conchita Wurst ha vinto la gara). Wurst è in gara con la canzone “Rise like a phoenix”. Il motivo per cui in questi giorni si parla molto di lei è il suo aspetto fisico: ha la barba.

 

Conchita Wurst è il nome d’arte di Thomas “Tom” Neuwirth. Neuwirth è un uomo – non è transessuale, dice di non voler diventare una donna, si definisce gender-neutral – ma preferisce per sé i pronomi femminili, e sembra alimentare volutamente una certa confusione e incertezza riguardo la sua identità di genere. Sul suo sito spiega come mai abbia deciso di creare il personaggio di Conchita Wurst, che definisce «semplicemente una cantante in un abito formidabile, capelli perfetti e una bella barba».A causa delle discriminazioni che subiva quando era adolescente, Tom ha creato Conchita, la donna con la barba. È stata una dichiarazione di tolleranza e comprensione: non voglio parlare delle apparenze ma dell’essere umano. Tutti dovrebbero potere vivere la loro vita come la vogliono fin tanto che nessun altro viene ferito o limitato nella sua vita.In un’intervista al Wall Street Journal – che è anche il video più visto negli ultimi giorni sul sito del giornale – Conchita ha spiegato il significato del suo nome d’arte. In Germania e Austria «la parola “wurst” viene usata per dire “non me ne importa niente”, “non è importante”. E questo è quello che voglio comunicare: non importa da dove vieni o quale sia il tuo aspetto». Il primo nome, invece, le è stato suggerito da un’amica cubana alla quale aveva chiesto il tipico nome della ragazza sexy con cui tutti vorrebbero uscire: Conchita. Il suo nome, spiega Conchita nel video, ha anche un secondo significato al quale non aveva inizialmente pensato: la parola “wurst” viene usata anche per indicare il pene, la parola “Conchita” viene usata anche per indicare la vagina.La partecipazione di Conchita Wurst all’Eurofestival ha generato alcune proteste di tipo sessista. Il parlamentare russo Vitaly Milonov, uno dei politici che avevano più sostenuto la nuova contestata legge russa contro l’omosessualità, ha scritto una lettera al comitato nazionale che si occupa della partecipazione della Russia all’Eurofestival per chiedere di ritirare la loro partecipazione. In una recente intervista ha detto che «una pervertita come Wurst insulterebbe milioni di russi» se dovesse partecipare all’Eurofestival, che ha definito «una parata gay europea».
Lo scorso ottobre, quando l’Austria aveva scelto Conchita Wurst per l’Eurofestival, il comitato della Bielorussia aveva chiesto che le dirette del festival venissero montate in modo tale da non “costringere” i telespettatori ad assistere all’esibizione di Conchita Wurst. Lei si è comunque detta determinata a restare in gara per il concorso: questo è il video della canzone con cui è in gara.

Cortometraggio: “Vestido nuevo” [Il vestito nuovo] (Spagna 2007)
 Vestido nuovo
Un bambino della scuola elementare sceglie di vestirsi in modo diverso. Patrocinato dal Ministero della Cultura spagnolo.
http://buzzintercultura.blogspot.it/2008/11/il-vestito-nuovo-1-parte-di-2.html
(questo corto può essere visto in streaming,ma è necessario cambiare il DSN del proprio PC;

(Se non riesci a vedere i film correttamente è perché devi cambiare i file DNS.

Nulla di complicato, se non sei pratico chiedi aiuto ai moderatori, puoi trovarli, in genere, dopo cena.
Oppure segui i consigli del tutorial    (qui per Mac)

 

Vignette sexy..non si può essere sempre seri..   Leave a comment


 

datemi la topa

 

Calde risate

Calde risate

Calde risate

Calde risate

Calde-risate

Calde-risate

966_1000

si amore continua cosi

 

forse dovremmo..

 

cristina bastardi dentro

 

vignette 3 monica-lewinsky

vignette 2 spermatozoi-150x214

 

Vignette Mi-sta-tornando-una-certa-voglia...domani-andremo-da-un-dermatologo...guarda-la-vignetta-

in amore è giusto prendersi un pò

 

erezione

coppie-68-e-69-low.jpg

 

coppie-eiaculatio-precox-low.jpg

 

pecorine_e_presepi.jpg

coppie-90gradi-low.jpg

 

 

 

 

 

Risultati immagini per vignette ironiche sulle donne

(in ogni  forma d’arte..anche la più semplice..si può trovate..la..Genialità)

 

Pubblicato 28 ottobre 2015 da sorriso47 in cartoon, umorismo, vignette, vignette sexy

Taggato con , , ,

L’Amore che è dentro di noi..universalmente..salverà il Mondo.. ( Rolando Toro)   2 comments


un Uomo.degno..del premio Nobel per la Pace

rrolando toro

Biodanza..la Danza della vita (un linguaggio che è Dentro di noi… )   Leave a comment


Recuperate..la nostra “Coscienza Originaria)

Biodanza Casentino

Corto producido por el Instituto Internacional de de Biodanza Javier de la Sen, que muestra una visión más cercana a lo que Biodanza puede hacer por las personas.
Hemos querido hacer más hincapié en lo que se transmite que en la realización técnica de los ejercicios con el fin de que llegue a los corazones.

“un sistema di integrazione umana, di rinnovamento organico, di rieducazione affettiva e di riapprendimento delle funzioni originarie della vita”

La danza per il sistema di Rolando Toro è considerata nel suo significato primordiale di collegamento alla vita, un movimento integrante e naturale che ci è proprio ancora prima del linguaggio. La danza come tale è espressione dei moti vitali della persona e canale di integrazione ad un nucleo sociale più vasto, alla comunità umana. La Biodanza pertanto non è ballo, ma un sistema composto da una serie di esercizi  ispirati ai gesti naturali dell’essere umano e che hanno come obiettivo il risveglio della nostra sensibilità e il potenziamento dei nostri potenziali genetici, principalmente quello affettivo. La Biodanza è stata negli ultimi anni definita da Rolando Toro come…

“un sistema di accelerazione di processi di integrazione a livello cellulare, immunologico, metabolico, neuroendocrino, corticale ed esistenziale mediante la vivencia indotta in ambiente arricchito dalla musica, la danza, il contatto, la carezza e la presenza del gruppo”

Per vivencia si intendono esperienze di intenso coinvolgimento emozionale, cenestesico e viscerale, vissute e percepite dalla persona con presenza nel “qui ed ora”.

Biodanza Casentino

“un’ esperienza vissuta con grande intensità nel qui ed ora”

Fu Wilhelm Dilthey, filosofo e psicologo tedesco (1833 al 1911), il primo studioso a proporre il termine vivencia  (in tedesco Erlebnis) come un “qualcosa rivelato nel complesso psichico dato nell’esperienza interna di un modo di esistere la realtà per un individuo”6, concetto che diventò chiave per tutta la corrente di pensiero fenomenologica di Merleau-Ponty e per gran parte della filosofia contemporanea. Dilthey concepì la vivencia come concetto fondante della sua filosofia dello spirito. Per lui la vivencia è un complesso di stati d’animo che costituiscono l’esperienza interiore; è un modo di esistere una realtà per un individuo.

Rolando Toro allargò il concetto di vivencia enfatizzando l’aspetto incarnato di questa e così divenne concetto base della sua metodologia. La definì come un’esperienza vissuta con grande intensità da un individuo nel momento presente. Decisamente coinvolgente, la vivencia è un’esperienza totale. Quando si è raggiunto lo stato di vivencia, la persona partecipa nella sua interezza coinvolgendo principalmente la propria dimensione emozionale e viscerale. La vivencia non è quindi un semplice susseguirsi di emozioni in un tempo dato, né la si può confondere con il sentimento, di elaborazione e di durata maggiore.  La vivencia è la percezione più completa dell’essere vivi “qui e ora”.

Attraverso la stimolazione emozionale e cenestesica, la persona che è solita vivere in uno stato di frammentazione, gradualmente può accedere ad una consapevolezza incarnata della sua presenza nel mondo, riappropriandosi del suo senso di Sè come unità. Si tratta di una conoscenza multidimensionale ed esperienziale che si matura progressivamente e non si limita alla conoscenza simbolico-razionale.

In Biodanza la vivencia ha come obiettivo di stimolare la “funzione arcaica di connessione con la vita” attraverso una serie di esercizi che hanno il potenziale di evocare vivencia integranti. Lavivencia può scaturire spontaneamente, ma qualunque sia l’intensità di vivencia sperimentata, questa necessita della predisposizione dell’individuo ad abbandonarsi all’esperienza.

La sessione di Biodanza si prefigura come un laboratorio esperienziale dove la vivencia può avere luogo con maggiore facilità, grazie all’ambiente arricchito che rappresenta. La presenza del gruppo, il movimento e la musica agiscono quale concentrato di stimoli per agevolare un vissuto di grande intensità. La metodologia della Biodanza consente alla persona di sentire che la vita continua a scorrere e che non c’è scissione tra l’esperienza soggettiva dell’individuo e le azioni che lei/lui intraprende per il suo sviluppo, anche all’interno della sessione.

La percezione di completezza ed integrazione avviene potenzialmente su tre livelli che interagiscono e si condizionano vicendevolmente pur mantenendo una loro autonomia di base: illivello cognitivo, il livello esperienziale (vivencial) e il livello viscerale. Detto questo, la Biodanza da priorità nella sua prassi alle emozioni, agendo principalmente dal basso verso l’alto, dalle vivenciaai significati. Lo spazio per l’integrazione della funzione cognitiva e del pensiero simbolico arriva in secondo luogo come eco di ciò che prima avviene a livello “vivencial”. Come suggerisce Eugenio Pintore, un metodo basato sulla vivencia consente il recupero della dimensione esperienziale dell’apprendimento e il superamento della scissione tra conoscenza ed esperienza, aspetto importante di una nuova epistemologia che restituisce alla percezione umana il suo legittimo valore.

Il senso di essere interconnessi con gli altri e con la vita è facilitato dall’acquisizione di una conoscenza corporea della propria soggettività. Grazie ai meccanismi di feedback che si instaurano spontaneamente con gli altri durante le danze, la persona inizia a diventare partecipe della creazione di uno spazio intersoggettivo con l’Altro. Sentirsi capace di creare e costruire “insieme” è fondamentale per abbattere il senso di solitudine e isolamento che portano all’illusione di sentirsi separati dal resto, chiusi in noi stessi.

Le neuroscienze hanno scientificamente messo in luce l’esistenza del correlato neurale della nostra natura intersoggettiva, i neuroni specchio, che consentono il “rispecchiamento” interno di quanto avviene nel mondo circostante, particolarmente di quanto accade ad altri esseri umani. Nella vivencia questo rispecchiamento è facilitato ed accessibile grazie all’empatia.

Nelle vivencia atte ad evocare questa percezione di interconnessione, si ha la sensazione di cadere in uno stato di permeabilità con l’Altro e con l’ambiente circostante. La persona supera, non intenzionalmente ma in modo spontaneo e fluido, l’ostacolo che la separa da chi ha davanti. Di conseguenza, l’apertura all’Altro può portare la persona a percepire una piacevole sensazione di alterazione o trasformazione della propria identità, e anche, a volte, una vera e propria sensazione di “espropriazione momentanea della soggettività”, un “ritorno all’indifferenziato”, come piaceva descriverla a Rolando Toro. In tante altre discipline e tradizioni questa esperienza trascendente viene descritta come  la “sensazione di essere uno con il Tutto”.

Come l’esistenza umana, la vivencia non è misurabile. Sembra quasi accogliere in sè il principio di indeterminismo proprio della fisica quantistica, che ha dimostrato che l’osservatore modifica l’osservato, cioè, che la persona stessa modifica con la sua esistenza la realtà che abita e la percezione che ha di essa.

La vivencia ha gradi e intensità variabili e a seconda della sua profondità, consente alla persona un livello d’integrazione a sé stesso, all’Altro e all’Universo diverso. La vivencia nel suo livello più profondo “annulla la distanza tra ciò che si sente e l’osservazione del proprio sentire”. E’ temporanea, ma allo stesso tempo eterna in quanto può precedere la mente razionale e svincolarsi dal tempo cronologico.

https://biodanzacasentino.wordpress.com/2015/10/15/cose-la-biodanza/  (Carolina Oro)

BIODANZA: La poética del encuentro humano.

Rolando Toro – Creador de la Biodanza

A great video abouth Education.. Un grande video sull’Educazione (7 videos interessanti)   Leave a comment


7 video interessanti..su come dovrebbe essere l’Educazione

An interesting playlist..the first ivideo  is amazing

http://www.ted.com

http://www.ted.com/talks

http://www.ted.com/playlists/120/geoffrey_canada_7_talks_on_so

http://www.ted.com/playlists/120/geoffrey_canada_7_talks_on_so

Pubblicato 26 ottobre 2015 da sorriso47 in amore, Attualità, educazione, scienza, Scuola

Taggato con , , ,

Alphonse Louis Constant, il Mago Eliphas Levi, Gesuita Occulto   Leave a comment


“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati .” – David Rockefeller, 1991 –

“lasciati prendere per mano dal bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui, la forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale…” – Papa Benedetto XVI –

Alphonse Louis Constant, il Mago Eliphas Levi

( Un pensiero emblematico..verità? )

Una premessa importante

L’anticristo, per alcune correnti del cristianesimo, è il nemico escatologico del Messia: è l’avversario o antagonista di Cristo (è detto anche “falso Cristo”) e dell’avvento del Regno di Dio in questo mondo, alleato dell’avversario (Satana), potentissimo eppure già destinato a soccombere. Anche alcuni contenuti della fede musulmana sono avvicinabili a questa credenza in un “avversario dei tempi ultimi“.

Essendo proprio del cristianesimo il concetto di un Cristo (che ben presto acquisì caratteristiche differenti rispetto al Messia del Giudaismo), anche il concetto di “anticristo” è proprio di questa religione.

Nonostante lo sviluppo che la figura dell’anticristo conobbe soprattutto nel primo millennio, essa compare soltanto in pochissimi passi del Nuovo Testamento. A parlare esplicitamente di ἁντίχριστος (antíchristos) sono soltanto tre versetti della Prima lettera di Giovanni, 2,18, 2,22 e 4,3 e un versetto della Seconda lettera di Giovanni, 7. Particolarmente significativo è il fatto che da una concezione cosmica e soprannaturale di questa figura, Giovanni la riconduca alla mancanza di fede che la comunità cristiana cui scrive registra intorno a sé e a volte anche al suo interno.

Altri passi apocalittici del Nuovo Testamento, tuttavia, descrivono l’azione di un oppositore che si dovrebbe sollevare contro l’avverarsi dei progetti di Dio per l’umanità. Pur senza usare la parola “anticristo”, il passo dell’apostolo Paolo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2,1-12) è stato generalmente interpretato come una descrizione di questa figura antagonista (ὁ ἄνθρωπος τῆς ἀνομίας, ὁ υἱὸς τῆς ἀπωλείας, “l’uomo della iniquità, il figlio della perdizione”, un chiaro semitismo per indicare una “persona estremamente iniqua, destinato alla rovina”), personificazione dell’iniquità e ribelle per eccellenza. Tenendo conto che “iniquità” (ἀνομία) negli scritti di Paolo ha sempre accezione negativa, in quanto qualifica uno stato di ribellione a Dio, questo “uomo iniquo” designerebbe la personificazione della malvagità e dell’opposizione totale e radicale a Dio.

Ciò che sottolinea maggiormente il suo agire è l’esaltazione: egli siede nel tempio di Gerusalemme, il più sacro dei luoghi. Con questo gesto provocatorio, intende rifiutare a Dio il riconoscimento di essere l’unica autorità degna di stare nel tempio, anzi, sedendo nel tempio egli si arroga una dignità divina, pretendendo anche un culto. Nel passo non viene detto dove si trovi questo “ribelle” prima della sua “rivelazione” al mondo, in ogni caso si presenta come un essere sovraumano; ciononostante egli è anche “figlio della perdizione”, termine con cui si indica il suo destino ultimo, quello di essere condannato e annientato al momento della seconda venuta di Cristo.[1] Agostino identificherà chiaramente questo avversario di Dio con l’anticristo (De civitate Dei, XX, 19).

Anche una figura simbolica dell’Apocalisse di Giovanni fu spesso interpretata come una descrizione dell’anticristo: la cosiddetta “bestia che sale dal mare” di cui parla il capitolo 13. Giovanni accumula tratti e annotazioni per dire che questa “bestia del mare” non è altro che l’incarnazione storica del drago, il volto storico dell’avversario (Satana). Infatti ne è la riproduzione fedele: ha lo stesso numero di teste e di corna, il drago le trasmette la sua potenza, il suo trono e la sua autorità. Presa di ammirazione per la bestia, tutta la terra si inchina per adorare il drago: è dunque chiaro che la bestia è l’agente terreno di Satana. Ma a ben guardare, la bestia è anche una scimmiottatura diGesù Cristo, una sorta di controfigura grottesca: a suo modo “muore e risorge” suscitando stupore e ammirazione tra gli uomini. Per decifrare questa simbologia, occorre rifarsi alle fonti cui l’autore dell’Apocalisse si rifà, soprattutto il libro di Daniele (7,2-8) e l’apocrifo Quarto libro di Esdra (11,1-17). Nella visione di Esdra, l'”aquila dalle molte ali” è sicuramente l’impero romano; così possiamo pensare che anche per l’Apocalisse di Giovanni la “bestia del mare” (affiancata dal suo falso profeta), più che un anticristo personale sia da interpretare come una immagine collettiva che raduna tutta la serie delle organizzazioni politiche che si oppongono a Dio, culminate, agli occhi dell’autore, nell’impero romano stesso.[2]

L’anticristo nel cattolicesimo contemporaneo

All’interno della Chiesa cattolico-romana attuale non vi è affatto unanimità circa il fatto che il termine “anticristo” indichi una persona, un prototipo o un’idea.

Secondo i teologi o predicatori più tradizionalisti, dell’anticristo che si farà dio per imporre all’umanità il proprio regno parlerebbero esplicitamente sia il Nuovo Testamento sia i Padri della Chiesa, che sono fonti autentiche della dottrina cattolico-romana. Pertanto la dottrina sull’anticristo, ancorché avvolta in un fitto simbolismo di ardua decifrazione, dal punto di vista cattolico non si dovrebbe considerare una mera leggenda o finzione letteraria ma, al contrario, un’autentica rivelazione che fa parte del depositum fidei. In questa prospettiva, nell’Apocalisse di Giovanni si vede un chiaro riferimento all’anticristo (la “bestia che sale dal mare”) come ad una “persona”, unitamente con il suo “falso profeta”, anch’egli un individuo concreto (se l’anticristo è il falso Cristo di Satana, il suo falso profeta potrebbe essere un falso papa). Un’altra prova che l’anticristo sarebbe un uomo in carne e ossa è che l’apostolo Paolo (nella Seconda ai Tessalonicesi) lo chiama “uomo del peccato e figlio della perdizione”.

Tra l’altro, il secondo dei due epiteti è attribuito anche al traditore di Cristo, Giuda Iscariota (Vangelo di Giovanni 17,12): ciò viene interpretato affermando che sia Giuda sia l’anticristo sono “figli del diavolo”, non nel senso che sono stati generati da lui (in tal caso avrebbero la sua natura, i suoi poteri e potrebbero essere considerati la sua incarnazione), ma per loro libera scelta: per loro volontà decidono di favorire il piano di Satana per contrastare la redenzione operata da Cristo per la salvezza dell’umanità. Sia Giuda sia l’anticristo vengono così considerati i perfetti “deicidi” (epiteto tradizionalmente lanciato contro l’intero popolo ebraico): Giuda per aver tradito Gesù Cristo per trenta monete d’argento, mentre l’anticristo, non potendo più uccidere Cristo corporalmente come fece Giuda, perseguiterà i credenti e la Chiesa alla fine dei tempi.

Un’altra corrente di pensiero considera invece l’anticristo una “leggenda”, o comunque una figura simbolica. Secondo questa impostazione, l’anticristo non sarebbe da ravvisarsi in una persona storicamente definita, ma in un atteggiamento etico e filosofico, quale per esempio il relativismo morale, derivato da un nichilismo proclamato o sottaciuto, che costituirebbe il terreno ideale per lo smarrimento dei cristiani, la menzogna e l’antitesi puntuale a Gesù Cristo.

Il catechismo della Chiesa cattolica non prende affatto posizione su questo tema, e in modo abbastanza evidente evita di soffermarsi su qualsiasi interpretazione “personale” dell’anticristo:

« Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato “intrinsecamente perverso”. »
(Catechismo della Chiesa cattolica, 675-676)

Nostradamus ed i tre Anticristi
Nostradamus è debitore, nelle sue quartine profetiche, di una amplissima serie di fonti e di tradizioni tipicamente medievali. La ricerca di un linguaggio volutamente criptico, tuttavia, rende l’interpretazione di queste quartine quanto mai difficoltosa. Negli ultimi secoli, alcuni[senza fonte] hanno voluto riconoscere personaggi storici realmente esistiti dietro i “tre anticristi” di cui parla l’astrologo provenzale (pretendendo di dimostrare queste affermazioni su basi pseudo-scientifiche): secondo queste interpretazioni, il primo anticristo sarebbe stato Napoleone Bonaparte, mentre il secondo era Adolf Hitler. Un terzo anticristo, secondo i vaticini di Nostradamus nella quartina VIII,77 sarà originario di un Paese orientale, distruggerà la Santa Sede (quartina IX,99) e stabilirà l'”abominio della desolazione”.

Secondo i vari interpreti[senza fonte] di Nostradamus, il terzo anticristo potrà essere sia uomo sia donna, dovrebbe nascere a fine aprile di qualsiasi anno, avere gli occhi di un castano scuro tendente al verde e la carnagione caucasica; dovrebbe avere un marchio, presente su una parte del corpo o sulla testa protetto dai capelli. Secondo queste interpretazioni, egli non si renderà subito conto di essere il prescelto di Satana, ma quando sarà vicino al tredicesimo anno di vita, ovvero all’inizio della pubertà, capirà di essere il terzo anticristo attraverso un sogno.[senza fonte]

Secondo gli scritti della terza ristampa fatta da Nostradamus,[non chiaro] l’anticristo figlio di Lucifero sarà supportato da un altro anticristo minore, figlio diretto di Belial: «Egli sarà minore del maligno in tutti gli aspetti, fisici e caratteriali, ma avrà un punto nero al posto del cuore, invisibile ai nemici quanto visibile agli alleati. Nascerà agli albori di un anno qualsiasi, e sarà indissolubilmente legato al suo superiore per tutta la vita».[senza fonte] Il punto nero è identificabile con un neo a sinistra della spina dorsale, sulla schiena, dove si credeva fosse il cuore.

 “Eliphas Levi” era il soprannome Alphonse Louis Constant (1810-1875), un Francese Gentile che, nel 1825, entrò in un seminario a Parigi, il Saint-Nicolas-du-Chardonnet, guidato dall’Abate Frere-Colonna,

membro dell’immensamente potente Linea di Sangue della Famiglia Reale Romana Colonna e istruttore del giovane Alphonse nell’arte della Magia e della Kabbalah Ebraica!

Per ulteriori elementi di prova che Constant/Levi è stato addestrato da parte delle istituzioni e degli istruttori dei Gesuiti, si veda questo veda questo link!

Il Coadiutore Temporale Gesuita “Eliphas Levi” divenne sacerdote ma venne “buttato fuori” per la sua incapacità a mantenere il suo “voto di castità”.

Più prezioso come “Gesuita in Abito Corto“, Costant/Levi continuò a fornire alla Compagnia di Gesù una vita nel male maggiormente produttiva.

Diventando il mago e occultista dell’Ordine più rinomato del XIX Secolo, Constant/Levi scrisse La Storia della Magia e fu ben noto al “Pontifex Maximus” della Gesuitica/Massoneria Illuminata del Rito Scozzese, Albert Pike. Infatti, sia Constant/Levi che Pike furono contemporanei ed entrambi collegati con l’Ordine Gesuita!

Constant/Levi capì che c’era stata un’essenza immutabile nell’occulto, la Religione Misterica Babilonese di Satana (Apocalisse 17); Babilonia era divenuta la città di Roma, seduta sui sette colli sopra i quali regnavano i re della terra (17,18). Di questa essenza Constant/Levi scrisse nelle prime righe del suo Transcendental Magic: Its Doctrines and Ritual:
“Dietro il velo di tutte le allegorie ieratiche e mistiche delle dottrine antiche, dietro al buio e alle strane ordalie di tutte le iniziazioni, sotto il sigillo di tutte le sacre scritture, nelle rovine di Ninive o Tebe, sulle pietre cadenti degli antichi templi e sul volto annerito della sfinge assira o egiziana, nei mostruosi e meravigliosi dipinti che spiegano ai fedeli Indiani le pagine ispirate dei Veda, negli emblemi criptici dei nostri vecchi libri di alchimia, nelle cerimonie praticate all’accettazione da tutte le società segrete, si trovano le indicazioni diuna dottrina che è la stessa ovunque e ovunque accuratamente nascosta.”
Di questa stessa dottrina universale, comune a tutte le società segrete di tutte le nazioni pagane nel corso dei secoli, concordava la malvagia teosofa Madame Blavatsky. Essa espresse questa convinzione in entrambi i suoi lavori considerati dei classici dagli occultisti, La Dottrina Segreta e Iside Svelata.

Il Protestante inglese del XIX secolo Alexander Hislop, credente nella Bibbia, dichiarò lo stesso quando nel suo capolavoro epico The Two Babylons; Or The Papal Worship: Proved to be the Worship of Nimrod and His Wife (Le Due Babilonie, o il Culto Papale: La Dimostrazione che è il Culto di Nimrod e di sua moglie) (1916), disse a pagina 120:
“…il Messia Babilonese con la sua tragica morte, e il successivo ripristino di vita e gloria, ha costituito la pietra angolare del paganesimo antico.”

E dov’è oggi la sede del paganesimo mondiale? Hislop, ancora una volta, alle pagine 2-3 ci dice:
“Si è sempre risaputo che il Papato fu paganesimo battezzato; ma Dio sta ora rendendo manifesto che il Paganesimo che ha battezzato Roma è, in tutti i suoi elementi essenziali, lo stesso Paganesimo che regnava nell’antica Babilonia letterale…in Roma si ha proprio la messa in atto della Babilonia dell’Apocalisse…il suo sacerdozio e i loro ordini sono stati tutti ottenuti dall’antica Babilonia; e, infine, lo stesso Papa è veramente e propriamente il diretto rappresentante di Baldassarre.”
Così, il Gesuita Alphonse Louis Constant, travestito da ebreo con nome “Eliphas Levi”, favorì l’antica religione misterica di Babilonia, la religione essenziale del Papato gesuita. (Sul suo letto di morte, spirò come Cattolico Romano, ricevendo “L’estrema unzione” da un sacerdote, molto probabilmente un sacerdote gesuita!).

La fine di questo sistema pagano romano è il Papa finale di Roma, ucciso e rinato dalla morte per essere “Tammuz”, o “Horus”, o “Giove”, o “Mitra”, o semplicemente, l’Anticristo/Uomo Bestia dell’Apocalisse 13!

L’Anticristo, un uomo dio (ucciso e risorto dai morti per essere posseduto da Satana come fu Horus risorto e posseduto da Set) sarà il “Desiderio di tutte le Età” dell’uomo pagano, il culmine del “Mistero dell’Iniquità” di Satana” (II Tessalonicesi 2:7).

Eliphas Levi, pseudonimo  di Alphonse  Louis Costant (8 febbraio 1810, segno zodiacale Acquario) fu il più famoso studioso di esoterismo dell’ottocento.
Per qualche tempo si dedicò agli studi ecclesiastici  nel  seminario di Saint Sulpice, a Parigi, ma, nel 1836, abbandonò il seminario, attratto dagli ideali del socialismo.
Al tempo stesso intrattenne rapporti con adepti della massoneria francese e con esponenti dei più diversi rami dell’esoterismo.
Cominciò studiando le teorie di Alphonse Esquiros (studioso delle teorie  sul magnetismo  animale), l’abate Josè de Faria (missionario dedito  allo studio dei riti magico-religiosi orientali) e le opere di Louis Lucas (studioso di numerologia e alchimia).
Fu però Hoene Wronski (23 agosto 1778, segno zodiacale Vergine cuspide Leone) filosofo,ma anche fisico, matematico, inventore, avvocato ed economista, ad influenzarlo maggiormente.

Fu molto influente nel mondo dell’esoterismo e della magia: i suoi studi furono considerati tanto autorevoli da aver influito anche sui tarocchi.
Esoterismo
Come lo stesso Levi ricordò in una lettera speditagli mentre era in punto di morte, fu Wronsky ad iniziarlo ai misteri della cabala e gli diede il nome magico di Eliphas Levi Zabed, traduzione in ebraico del suo nome.
Nel 1854, Levi fece un viaggio in Inghilterra dovè entrò in amicizia con lo scrittore Edward Bulwer Lytton, membro onorario della Societas Rosa Crociana in Anglia.
Dopo il ritorno a Parigi, nel 1955, Levi pubblicò il suo studio più importante “Dogme et rituel de la haute magie”, un’opera dedicata all’analisi delle più diverse branche dell’esoterismo antico e moderno, che egli definì “scienze occulte”.

E’ in questo testo che Levi propone l’immagine del Bafometto, un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i Cavalieri templari.
Nella testa del Bafometto di Levi era inscritto un pentacolo (una stella a cinque punte detta anche pentagramma o stella pitagorica), che è un simbolo adottato dai seguaci dell’occultismo e, occasionalmente, dai seguaci di culti neopagani o da satanisti.

La testa di caprone, le corna e la torcia insieme prendono la forma di una figura araldica, quella del giglio (una delle più famose insieme a croce, leone e aquila).

Magia

Le opere di Eliphas Levi presentano numerose definizioni di magia e di mago:

“La magia è la divinità dell’uomo, raggiunta in unione con la fede ..
.. Il Mago accoglie piacere, accetta la ricchezza, merita onore, ma non è mai schiavo di uno di essi; sa di essere povero, di astenersi, e soffrire, lui sopporta volentieri oblio perché egli è padrone della propria felicità; non si aspetta o non teme nulla dal capriccio della fortuna Egli può amare senza essere amato; può creare tesori e esaltare se stesso al di sopra del livello di onorificenze e premi della lotteria. Egli possiede ciò che egli cerca, cioè, una pace profonda. Egli si rammarica del fatto nulla di ciò che deve finire, ma ricorda con soddisfazione di essere che ha incontrato qualcosa di buono in tutto”.
Levi ha identificato tre principi fondamentali della magia:
1) l’universo materiale è solo una piccola parte della realtà totale, che include molti altri piani e modalità di coscienza.

Piena conoscenza e piena potestà dell’universo sono raggiungibili solo attraverso la consapevolezza di questi altri aspetti della realtà.
Uno dei più importanti di questi livelli o aspetti della realtà è la “luce astrale”, un fluido cosmico che può essere plasmato dalla volontà in forme fisiche.

2) La forza di volontà umana è una forza reale, in grado di raggiungere qualsiasi cosa, dal quotidiano al miracoloso.
* Assioma n. 1: “Nulla può resistere alla volontà dell’uomo quando sa cosa è vero e vuole il bene.”
* Assioma n. 9: “La volontà di un uomo giusto è la Volontà di Dio stesso e la Legge di Natura.”
* Assioma n. 20: “Una catena di ferro è meno difficile da decifrare rispetto una catena di fiori”.

3) L’essere umano è un microcosmo, un universo in miniatura del macrocosmo e questi due universi sono fondamentalmente collegati. Cause messe in moto su un unico livello possono ugualmente avere effetti su un altro livello.
* “L’uomo è il Dio del mondo, e Dio è l’uomo dei cieli.” [1]

Da un punto di vista esoterico, il suo lavoro è tra i più completi, ma non è di facile interpretazione.
Il suo pentagramma (Tetragrammaton), da lui considerato un simbolo del microcosmo, o dell’essere umano, è ancora oggi oggetto di studi da parte degli appassionati di esoterismo.
Al simbolo della geometria sacra che più rappresenta l’uomo, il pentagramma (una testa, due gambe e due braccia, quindi cinque punte), vengono associati elementi religiosi: il nome Tetragrammaton (che in greco significa “una parola con quattro lettere”) si riferisce al nome del Dio di Israele YHWH (comunemente pronunciato come Jahvè).

Troviamo, inoltre, simboli astrologici come Sole e Luna; Marte si trova su entrambi i lati e contiene un quadrato, mentre il simbolo di Mercurio viene posto al centro proprio sopra il “caduceo” simbolo del commercio associato al il dio greco Hermes (cioè Mercurio): un bastone alato con due serpenti a forma di otto (infinito).
Non mancano, infine, simbologie dei tarocchi.

Tarocchi
Levi stabilì per la prima volta un rapporto preciso tra le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e i 22 trionfi dei tarocchi.
Tutti conoscono le carte dei tarocchi e molti hanno sentito parlare degli arcani.
Pochi, però, sanno, che fu proprio Eliphas Levi il primo a definirli “arcani  maggiori”, indicando in queste figure la chiave per la comprensione di tutti gli antichi dogmi religiosi.
Levi pubblicò numerosi altri volumi dedicati alle tradizioni magiche e diventò il punto di riferimento per gli studiosi di esoterismo, non soltanto in Francia, ma in tutta Europa!!!
Le curiosità su Levi non finirono nemmeno dopo la sua morte.
Eliphas Levi morì il 31 marzo 1875.
In quello stesso anno, il 12 ottobre 1875, nacque uno dei più famosi occultisti: Aleister Crowley, che, forse anche per questo motivo, sostenne di essere la “reincarnazione” di Levi.

[1] Wikipedia Eliphas Levi

(PORTUGUES)

ELIPHAS LEVI

A Origem Religiosa

O abade francês Alphonse Louis Constant, conhecido nos meios ocultistas como Eliphas Levi Zahed (tradução hebraica de seu nome), é considerado por muitos, o mais importante ocultista do século XIX. Eliphas nasceu no dia 8 de fevereiro de 1810 em Paris, filho do sapateiro Jean Joseph Constant e da dona de casa Jeanne-Agnès Beaupurt. Possuía uma irmã, Paulina-Louise, quatro anos mais velha.

Quando pequeno, Levi possuía grande aptidão para o desenho. Mesmo assim, seus pais o encaminharam para o ensinamento religioso aos 10 anos, quando ingressou no presbitério da Igreja de Saint-Louis em L’Île, onde aprendeu catecismo com o abade Hubault. Aos 15 anos, devido ao seu brilhantismo e dedicação ao sacerdócio, foi encaminhado ao seminário de Saint-Nicolas du Chardonnet, e começou a se aprofundar nos estudos lingüísticos de forma tão notável que logo lia a Bíblia em sua versão original. Em 1830, foi cursar filosofia no seminário de Issy. Mais tarde, ingressou em Saint-Sulpice para estudar teologia.

Após terminar o curso de teologia, Eliphas ascendeu na hierarquia da Igreja e foi aceito nas ordens maiores, ordenando-se subdiácono. Começou a lecionar em um colégio para moças e, seguindo com dedicação a carreira eclesiástica e seus estudos religiosos, escreveu uma peça bíblica chamada Nimrod, e vários poemas religiosos que projetaram sua imagem dentro da Igreja.

Entretanto, o jovem Alphonse sentiu o peso de tantos anos de reclusão e ascetismo. Conheceu uma jovem, pobre, tímida e retraída que os outros padres haviam se recusado a atender e preparar para a comunhão. Eliphas não só aceitou a tarefa, como prometeu tratá-la como filha. A menina, que se chamava Adele Allenbach, de uma beleza pura e cândida, pareceu a Eliphas ser a imagem da própria Virgem Maria. Essa beleza juvenil correspondeu para ele a uma “iniciação à vida”, pois amou-a ternamente como se fosse uma deusa, marcando para sempre em sua vida.

Eliphas foi ordenado diácono, em 1835, mas no ano seguinte, quando estava para atingir o cargo de sacerdote, confessou ao seu superior o que havia sentido com relação à jovem, anos antes. Desse momento em diante, as portas da carreira eclesiástica se fecharam brutalmente para ele, o que lhe causou uma grande consternação e abalou sua visão de Deus e do mundo religioso.

Aos 26 anos, Eliphas saiu do seminário e começou uma nova jornada em sua vida. Sua mãe, ao saber de sua saída, suicidou-se. E isso, somado ao fato de que muitos boatos que começaram a circular, diziam que havia sido expulso do seminário pelo seu envolvimento com uma jovem, o deixou muito abalado.
A Descoberta do Ocultismo

Sem experiência do mundo, Eliphas teve muitas dificuldades para encontrar um emprego, principalmente pelos boatos que denegriam sua imagem. Assim, percorreu grande parte da França, trabalhando algum tempo num circo e, em Paris, como pintor e jornalista, atividades que o levaram a conhecer um grande número de intelectuais e estudiosos. Com seu amigo Henri-Alphonse Esquirros, fundou uma revista denominada As Belas Mulheres de Paris, na qual aplicava-se como desenhista e pintor e Esquirros como redator.

Em 1839, Eliphas dirige-se a um local no qual entraria em contato com o oculto e as leituras consideradas proibidas e perigosas para os cristãos, descobrindo que não havia perdido a inclinação para a vida mística e religiosa. Na cidade de Solesmes, havia um convento dirigido por um abade que não seguia as regras oficiais da Igreja e que tinha em seu acervo de documentos, grande quantidade de livros e textos gnósticos, muitos deles ligados à magia e aos seres de outros planos. Assim, Eliphas, estimulado pelos acontecimentos em sua vida, mergulha nessas leituras, procurando entender as relações entre Deus, o homem, o pecado e o Inferno. Lia os mais diversos autores em busca das respostas e, lendo livros da Senhora Guyon, chega à conclusões que mudariam a sua maneira de pensar dali em diante, como ele próprio chegou a descrever: “A vida e os escritos dessa mulher sublime, abriram-me as portas de inúmeros mistérios que ainda não tinha podido penetrar; a doutrina do puro amor e da obediência passiva de Deus desgostaram-me inteiramente da idéia do inferno e do livre arbítrio; vi Deus como o ser único, no qual deveria absorver-se toda personalidade humana. Vi desvanecer o fantasma do mal e bradei: um crime não pode ser punido eternamente; o mal seria Deus se fosse infinito!”.

Partiu, então, de Solesmes com uma profunda paz no coração. Não acreditava mais no inferno! Já sem se fixar em emprego algum, Levi começou a escrever e divulgar suas descobertas místicas, que iam diretamente contra as idéias oficiais da Igreja. Também entrou em contato com os escritos do místico sueco Emmanuel Swedenborg (1688 – 1772), que Levi dizia serem capazes de conduzir o neófito pelo “Caminho Real”, embora não contivessem a “Verdadeira Verdade”.
Após publicar sua Bíblia da Liberdade, Levi foi preso, acusado de profanar o santuário da religião, de atentar contra as bases da sociedade, de propagar o ódio e a insubordinação, e teve de pagar uma multa considerável para a época.
Em 1845, já influenciado por grandes magos da Idade Média, como Guillaume Postel, Raymond Lulle e Henry Cornelius Agrippa, Levi escreve sua primeira obra ocultista, chamada O livro das Lágrimas ou O Cristo Consolador.

No ano seguinte Eliphas se casa com Marie-Noémie Cadiot. Matrimônio esse, que acabou sendo um verdadeiro suplício para ele. Influenciado pela esposa, Levi chegou a escrever panfletos políticos incitando o povo contra o governo e a ordem vigente. Foi condenado a um ano de prisão e ao pagamento de mil francos de multa, acusado de estimular o povo ao ódio e ao desprezo do governo imperial; cumpriu seis meses da pena, graças à interferência de Noémie junto ao governo.

No ano de 1847, nasce a filha de Levi. Menina de saúde frágil que por várias vezes, esteve próxima da morte. Numa dessas ocasiões, Eliphas usou seu conhecimento dos sacramentos e das artes mágicas e reviveu a menina, numa cerimônia semelhante ao batismo cristão. Mas, em 1854, a menina não mais resiste às constantes debilitações e falece, para desespero do pai. Essa perda o marcou profundamente e influenciou para que seu casamento não durasse muito.
Eliphas chegou a fundar um clube político, em 1848, mas no ano seguinte abandonou-o, para dedicar-se exclusivamente ao Ocultismo.
A Consolidação do Grande Mestre

Embora saibamos que os estudos ocultistas de Eliphas começaram no mosteiro, a data de sua iniciação, propriamente dita, ainda é duvidosa. Sabe-se que ele colaborou e foi amigo do iniciador do famoso mago Papus. No entanto, tudo indica que o ocultista polonês Hoene Wronski, tenha sido o introdutor de Eliphas no “Caminho”. Inclusive, Wronski ao falecer em 1853, em Paris, deixou setenta manuscritos catalogados por sua esposa, à Eliphas Levi, havendo outros que foram doados à Biblioteca Nacional de Paris.
No ano seguinte a morte de Wronski, Levi foi para Londres, onde teve contato com vários ocultistas que queriam ver os prodígios e milagres que ele era capaz de realizar. Ao que parece, esses praticantes viam na magia mais um objeto de curiosidade, do que um caminho de auto-realização. Isso fez com que Eliphas rapidamente se afastasse deles, isolando-se no estudo da Alta Cabala, fato que acabou abrindo ainda mais sua percepção mágica.
Eliphas encontrou, nesse período, um Grande Adepto (uma pessoa que atingiu um dos Grandes Graus dentro das Ordens da Senda Real e da realização divina), que se tornaria seu grande amigo: Edward Bulwer Lytton.

Os dois Mestres teriam trocado informações iniciáticas sobre as sociedades ocultistas, das quais certamente eram os grandes expoentes. Inclusive, consta que teriam realizado trabalhos espirituais em conjunto, indo desde invocações a contatos com seres de outras esferas de realidade. As anotações desses trabalhos foram parar nas mãos de Papus, e publicadas posteriormente. Nesse material, existem registros sobre três visões de Levi e Lytton: de São João, de Jesus e de Apolônio de Tiana (na qual Apolônio é descrito como um velho). Nessas invocações e visões, teriam entrado em contato com forças que lhes revelaram os mistérios dos Sete Selos do Apocalipse, possibilitando a compreensão da Cabala Mágica; conheceram eventos futuros sobre a vida de ambos e sobre a humanidade; conheceram a Magia Celeste; também fora-lhes dito sobre as chaves dos milagres e de todos os prodígios mágicos; e, parte mais difícil da busca mágica, como manter e honrar os saberes conquistados na Senda e na Busca pelo Real Caminho.

Em 1855, Eliphas começou a publicar a Revista Filosófica e Religiosa, sendo que vários artigos da mesma, seriam posteriormente utilizados em seu livro A Chave dos Grandes Mistérios. Nesse mesmo ano, publica sua obra mais conhecida: Dogma e Ritual da Alta Magia, desvendando as várias faces do saber mágico. Publica também, o poema Calígula, retratando na personagem, o imperador Napoleão. Desse modo, é preso imediatamente, sendo solto após algum tempo.

Em 1859, publicou História da Magia, em que relata o desenvolvimento mágico ao longo da história, e que compõe, com os dois livros anteriores, o conjunto de livros ocultistas tidos como uma “bíblia”, por todos os que vieram a estudá-los.

Eliphas estava sempre cercado por grande número de amigos e discípulos, todos eles com conhecimentos profundos; muitos estavam ligados às várias linhas mágicas e sociedades esotéricas que existiam na Europa do século 19, a maioria deles, compondo a elite cultural parisiense da época. Mesmo assim, ainda que tendo acesso a todo o luxo que desejasse, Eliphas manteve uma vida bem simples, mantendo sempre o seu espírito em um estado de paz e quietude. Sempre tomava cuidado com o que comia e bebia, evitando os extremos de calor e frio, e vivia numa casa fresca e arejada. Também se dedicava a exercícios moderados para manter o corpo forte. Aos que adoeciam e o procuravam, sempre recomendava remédios naturais e um estilo de vida como o que levava: simples e dedicado.
Em 1862, publicou aquela que, segundo ele próprio, era sua obra mais elaborada: Fábulas e Símbolos. Consta que o livro não contou apenas com a erudição de Levi, mas que ele estava inspirado por forças maiores, como se as idéias simplesmente nascessem, e a própria Vontade Divina agisse, movendo suas mãos. Ele se sentia em extrema comunhão com a Luz que envolvia seu trabalho.
O Destino Selado

Seu trabalho ficou cada vez mais conhecido e não havia quem não quisesse conhecer Eliphas. Entretanto, quando tudo transcorria calmamente, uma visita mudou sua a pacata vida.

Era um rapaz bem vestido, com um sorriso sarcástico e que, em tom jocoso, cumprimentou Eliphas formalmente, entrando na casa como se fosse sua própria. Assustado, Eliphas procurou descobrir quem era aquele rapaz. O jovem disse que, embora não o conhecesse, ele sabia tudo sobre sua vida, tanto seu passado quanto seu futuro, e continuou, dizendo: “Sua vida está regulada pela lei inexorável dos números. Sois o homem do Pentagrama e os anos terminados pelo número cinco sempre vos foram fatais. Olhai para traz e julgai: em 1815 vossa vida moral começou, pois vossas recordações não vão além, em 1825 ingressastes no seminário e entrastes na liberdade de consciência; em 1845 publicastes A Mãe de Deus, vosso primeiro ensaio de síntese religiosa, e rompestes com o clero; em 1855 vós vos tornastes livre, abandonado que fostes por uma mulher que vos absorvia e vos submetia ao binário. Notais que se houvésseis continuado juntos, ela vos teria anulado completamente ou teríeis perdido a razão. Partistes em seguida para a Inglaterra; ora, o que é a Inglaterra? Ela é o Iod da Europa atual; fostes temperar-vos no princípio viril e ativo. Lá vistes Apolônio, triste, barbeado e atormentado como estavas naquele período. Mas esse Apolônio, que vistes era vós mesmo; ele saiu de vós, entrou em vós e em vós permanece. Vós o revereis neste ano de 1865, mais bonito, radioso e triunfante. O fim natural de vossa vida está marcado (salvo acidente) para o ano de 1875; mas se não morrerdes neste ano, vivereis até 1885”.
Após isso, riu-se e incitou Levi com ambições e alusões à sua grande capacidade mágica e erudição. Além disso, durante todo o tempo, mostrou desprezo pela figura de Cristo e ainda disse: “Vós negastes minha existência, chamo-me Deus. Os imbecis denominam-me Satã. Para o vulgo chamo-me Juliano Capella. Meu envelope humano tem vinte e um anos; ele nasceu em Bordéus; tem pais italianos”.

O estranho visitante, então partiu, e jamais os biógrafos de Eliphas Levi encontraram qualquer traço do mesmo. O ano de 1865, como ele tinha predito, foi triunfal para Eliphas, pois a publicação de sua Ciência dos Espíritos trouxe-lhe enorme reputação entre os ocultistas de seu tempo.
Da vida para a História

Em 31 de maio de 1875, como o visitante daquele dia havia profetizado, Eliphas Levi falece. Sua morte transcorreu sem agitações. Com coragem e resignação, ele se manteve calmo, pois sabia que sua missão havia sido realizada, tanto no que diz respeito a realizações externas como espirituais. Deixou poucos bens materiais, já que sempre viveu humildemente. Em seu testamento, deixou apenas manuscritos e algumas obras de arte em nome de pessoas próximas, e também algo para a caridade.

Eliphas Levi não foi só um grande ocultista, mas um grande homem. Não se dedicou apenas a descobrir e desenvolver suas habilidades mágicas; seus feitos não eram o objetivo do caminho verdadeiro, mas uma conseqüência; o efeito das experiências de contato com o Deus que sempre habitou em seu coração. Eliphas procurava a conexão com o saber maior; queria desenvolver seu espírito para que ele rompesse a prisão do dualismo e superasse o universo das ilusões e das aparências. Seus livros são chaves que ajudam os iniciados a abrir portas, descobrindo a sabedoria dos mais diversos planos de existências. Através de seus estudos pode-se compreender a verdadeira Kabbalah, a qual permite entender o mecanismo da vida e da criação nos mais diversos planos de existência.

Acima de tudo, Eliphas demostrou ser um exemplo, de como se devem portar os grandes mestres ocultistas, agindo com humildade, calma e sabedoria; permitindo que sua aura permeie o ambiente e transmita a Luz em todas as direções. Deixando para a humanidade, como sua grande e maior obra, a própria vida.

Por Spectrum

foto di Carlos Da Costa da Costa.  foto di Carlos Da Costa da Costa.
foto di Carlos Da Costa da Costa.     foto di Carlos Da Costa da Costa.

La Religione di Mithra..e la Religione della Chiesa Cristiana   Leave a comment


Il culto di Mitra nasce nel 1200 a.C. e compare nei Veda come uno degli Aditya, una delle divinità solari e dio dell’onestà, dell’amicizia e dei contratti. Nella civiltà persiana, dove il suo nome veniva reso come Mithra, assunse col tempo sempre maggiore importanza fino a diventare una delle maggiori divinità dello zoroastrismo.

In entrambe le culture, si distingue per la sua stretta relazione con gli dei che regnano sugli Asura (ahura in iranico) e proteggono l’ordine cosmico (Ṛta per i Veda, asha in iranico): Varunain India e Ahura Mazda in Iran. Mitra/Mithra, quindi, dovrebbe essere una divinità proto-indo-iranica il cui nome originario può essere ricostruito come Mitra.

Etimologia e origini 
La parola mitra può avere due significati:

amicizia
patto, accordo, contratto, giuramento o trattato
Un significato generale di “alleanza” potrebbe accordarsi adeguatamente ad entrambi i significati. La prima alternativa è maggiormente enfatizzata nelle fonti indiane, la seconda in quelle iraniche.

Il più antico riferimento conosciuto del nome Mitra si trova su un’iscrizione di un trattato risalente approssimativamente al 1400 a.C., stipulato tra gli Ittiti e il Regno hurrita di Mitanni nell’area sud-occidentale del lago di Van. Il trattato è garantito da cinque dei indo-iranici: Indra, Mitra, Varuna e i due cavalieri, gli Ashvin o Nasatya. Gli Hurriti erano guidati da una casta aristocratica guerriera che adorava questi dei.

Mitra nel mondo iranico
La riforma di Zarathustra mantenne molte divinità del più antico pantheon indo-iranico, riducendole di numero, in una complessa gerarchia, retta dagli Amesha Spenta. I “Benefici Immortali” i quali erano sottoposti alla tutela del supremo Ahura Mazda, il “Signore Saggio”, come tutto il cosmo era parte del Bene o del Male.

In tarde parti dell’Avesta, Mithra si mette in luce tra gli esseri creati, guadagnandosi il titolo di “Giudice delle Anime”. Come protettore della verità e nemico dell’errore, Mithra occupò una posizione intermedia nel pantheon zoroastriano come il più grande degli yaza ta, gli esseri creati da Ahura Mazda per aiutarlo nella distruzione del male e l’amministrazione del mondo. Egli divenne il rappresentante divino di Ahura-Mazda sulla terra ed era incaricato di proteggere i giusti dalle forze demoniache di Angra Mainyu. Era quindi una divinità di verità e legalità e, nel trasferimento al regno fisico, un dio dell’aria e della luce. Come nemico degli spiriti del male e delle tenebre, proteggeva le anime e, come psicopompo, le accompagnava in paradiso (concetto ed anche parola di origine persiana). Poiché la luce è accompagnata dal calore, era il dio della vegetazione e della crescita: ricompensava il bene con la prosperità e combatteva il male. Mitra era detto onnisciente, infallibile, sempre attento e che mai riposa.

Almeno dall’età ellenistica in poi, Mitra fu identificato con il figlio di Anahita, una dea con molti parallelismi con le divinità-madri del Vicino Oriente. Il tempio più grande del culto mitriaco è il tempio Seleucide a Kangavar nell’Iran occidentale (c. 200 a.C.), che è dedicato ad “Anahita, l’immacolata vergine madre del signore Mithras”. La nascita di Mitra veniva celebrata al solstizio d’inverno, chiamato in persiano Shab-e Yalda, come si addice ad un dio della luce.

Come dio che concede la vittoria, Mitra era una divinità preminente nel culto ufficiale del primo Impero persiano, dove erano a lui consacrati il settimo mese ed il sedicesimo giorno degli altri mesi. Mitra il “Grande Re” era particolarmente adatto come dio tutelare dei regnanti: nomi regali che incorporano il nome del dio (es. “Mitridate”) compaiono nell’onomastica dei Parti e degli Armeni, nonché in Anatolia, Ponto e Cappadocia.

Il suo culto si estese prima con l’impero dei Persiani in tutta l’Asia Minore, per poi propagarsi per tutto l’impero di Alessandro Magno e dei suoi successori. In Mesopotamia Mitra era facilmente identificato con Shamash, dio del sole e della giustizia.

I principi parti dell’Armenia erano sacerdoti ereditari di Mitra, ed un intero distretto di questa terra era dedicato ad Anahita. Molti templi furono eretti al dio in Armenia, che rimase una delle ultime roccaforti del culto zoroastriano di Mitra fino a quando divenne il primo regno ufficialmente cristiano.

Mitra nel mondo greco-romano

Alla fine del XIX secolo il contenuto della religione mitraica dell’età imperiale fu ricostruito da Franz Cumont come una combinazione in culto sincretico del Mithra persiano con altre divinità persiane e probabilmente anatoliche. Dopo il congresso di Manchester del 1971, invece, gli studiosi si sono orientati a sottolineare le differenze fra il nuovo culto e quello indo-persiano.

Le origini del culto mitraico nell’impero romano non sono del tutto chiare e sarebbero state influenzate significativamente dalla scoperta della precessione degli equinozi da parte di Ipparco di Nicea. Mitra, appunto, sarebbe la potenza celeste capace di causare il fenomeno. Il culto si sviluppò forse a Pergamo nel II secolo a.C.; Ulansey, invece, ne localizza l’origine in Cilicia nei pressi di Tarso. Il dio entra nella storia greco-romana con in testa il berretto frigio sotto la protezione dei re del Ponto e dei Parti (molti dei quali ebbero il nome Mitridate = dono di Mitra) e delle armi dei pirati della Cilicia collegati a Mitridate VI del Ponto. Comunque questo nuovo culto non divenne mai popolare nell’entroterra greco, mentre si diffuse a Roma all’incirca nel I secolo a.C., si propagò attraverso tutto l’Impero romano e in seguito fu accolto da alcuni imperatori come una religione ufficiale. Nella cultura ellenistica Mitra era confuso con ApolloHelios. Il sacrificio caratteristico di questo nuovo culto, assente nel culto indo-persiano, era la tauroctonia.

La tauroctonia

In ogni tempio romano dedicato a Mitra il posto d’onore era dedicato alla rappresentazione di Mitra nell’atto di sgozzare un toro sacro. Mitra è rappresentato come un giovane energico, indossante un cappello frigio, una corta tunica che s’allarga sull’orlo, brache e mantello che gli sventola alle spalle. Mitra afferra il toro con forza, portandogli la testa all’indietro mentre lo colpisce al collo con la sua corta spada. La raffigurazione di Mitra è spesso mostrata in un angolo diagonale, col volto girato.

Un serpente ed un cane sembrano bere dalla ferita del toro (dalla quale a volte sono rappresentate delle gocce di sangue che stillano); uno scorpione, invece, cerca di ferire i testicoli del toro. Questi animali sono proprio quelli che danno nome alle costellazioni che si trovavano sull’equatore celeste, nei pressi della costellazione del Toro, nel lontano passato (“era del toro”), quando durante l’equinozio di primavera il sole era nella costellazione del toro[5].

Note
^ cfr. W. Sundermann, BAHMAN YAŠT, in Enciclopedia Iranica Online.
^ In passato la maggioranza degli studiosi riteneva che il testo iranico fosse la fonte di quelli occidentali ma successivamente è stato ipotizzato il contrario. Cfr. E. Bickerman, Four Strange Books of the Bible, Jonah, Daniel, Koheleth, Esther, New York, 1967, pp. 68, 117 e J. Duchesne-Guillemin, Apocalypse juive et apocalypse iranienne, in U. Bianchi e M. J. Vermaseren, La soteriologia dei culti orientali nell’Impero Romano, Leiden, 1982, pp. 758-59.
^ Le caratteristiche linguistiche di tipo avestano potrebbero essere il frutto di imitazione successiva. Cfr. G. Widengren, “Leitende Ideen und Quellen der iranischen Apocalyptic”, in D. Hellholm, ed., Apocalypticism in the Mediterranean World and the Near East, Tübingen, 1983. L’esistenza di un originale avestano è addirittura rifiutato da Ph. Gignoux, “Sur l’inexistence d’un Bahman Yasht avestique”, Journal of Asian and African Studies 32, Tokyo, 1986, pp. 53-64.
^ Cfr. W. Sundermann, cit., in Enciclopedia Iranica Online
^ Si veda il disegno riportato da Ulansey in: Cosmic Mysteries of Mithras | Mithraism | Ancient Religion

La strana sorte di Mithra
il dio sosia di Gesù Cristo
Un culto arrivato dall’Oriente e che si diffuse nella Roma imperiale. Con riti che saranno poi assorbiti dal cristianesimo: dal battesimo alla comunione alla stretta di mano. A venerarlo furono intere legioni di soldati, ai quali prometteva la vita eterna. Ma alla fine i fedeli vennero perseguitati e le loro cripte sepolte sotto le chiese cristiane.
Fosse un esame sarebbe una trappola: “Qual è il dio che, nato in una grotta d’Oriente, muore a 33 anni, ascende al cielo per risorgere a vita eterna, creando un culto che si diffonderà nella Roma imperiale?”.
Uno che fa? Spara sicuro: “Gesù Cristo!”.
E sbaglia!
Si tratta invece di MITHRA.
Mithra era già nato almeno da 14 secoli. In una grotta. Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.
IL CRISTIANESIMO DEVE GRAN PARTE DEL SUO “SUCCESSO” AL FATTO CHE LA NUOVA RELIGIONE, PIU’ CHE PRESENTARE UN’ALTERNATIVA AL PAGANESIMO, DI FATTO SI COMPENETRA CON ESSO, ADATTANDOSI ALLE CREDENZE GIA’ CONOSCIUTE.
PER FARE QUESTO, IL CRISTIANESIMO DOVRA’ RINUNCIARE ALLA SUA ESSENZA PRINCIPALE, OVVERO IL MESSAGGIO RIVOLUZIONARIO E “ANTI-RELIGIOSO” DI GESU’, PER FARE DI LUI UN IDOLO PAGANO, UNA VITTIMA SACRIFICALE, UN ESSERE SEMIDIVINO.
Da notare che a tutt’oggi molti “PRESEPI” sono ambientati in una grotta, quando invece nel Vangelo di Matteo si parla semplicemente di una “CASA” mentre gli altri 3 evangelisti tacciono su questo dettaglio del “luogo”.
Solo LUCA parla di una “mangiatoia” senza però specificare se è il bambino ad essere portato in una stalla o piuttosto non è la mangiatoia ad essere portata in casa, come sarebbe più logico! Quanto all’ASINO e al BUE: NESSUNA TRACCIA IN ALCUN VANGELO, a dimostrare che la fantasia popolare supera le stesse leggende!

Presepe realizzato nell’Antro del Corchia Parco delle Alpi Apuane (Toscana)
Perché molti dèi pagani nascono proprio nella notte fra il 24 e il 25 dicembre? Perché è proprio in questa data che la DURATA DEL GIORNO riprende a CRESCERE rispetto alla durata della notte.
Inutile dire come ciò abbia ovviamente stimolato l’immaginazione dei popoli antichi, data l’istintiva sacralità della LUCE.
Quindi il NATALE appartenne prima a Mithra che al Cristianesimo. Solo dopo il 3° secolo i Cristiani si approprieranno di questa festività.
Anche l’idea che l’uomo-dio debba nascere da una VERGINE è stata “copiata” dal Mitraismo, che fa nascere Mithra dalla vergine Anahita, miracolosamente fecondata dal dio Ariman.
Il Vangelo di Marco, essendo più antico, quindi più vicino ai fatti, non menziona minimamente una eventuale nascita miracolosa di Gesù. Anzi, in questo Vangelo Gesù mette alla porta la propria famiglia (madre e fratelli) ritenendola miscredente (Marco 3/31-35), specificando che la “vera famiglia2 è quella spirituale e non quella fisica.
Nei vangeli di Matteo e Luca, peraltro già posteriori alla prima generazione di cristiani, il racconto della nascita verginale viene riportato in una “aggiunta iniziale”, magari con lo scopo di far COINCIDERE anche in questo aspetto la nuova religione cristiana con il Mitraismo.
Si nota infatti che, da un punto di vista letterario, il “vero inizio” del vangelo di Matteo pare essere il capitolo 2, mentre per il vangelo di Luca il capitolo 3. Non a caso, quando Luca nel capitolo 3 nomina Giuseppe, lo fa come parlando di un perfetto sconosciuto, senza alcun riferimento al capitolo 1 dello stesso vangelo. (Va ricordato che la divisione in capitoli non appartiene ai testi originali ma è un espediente didattico introdotto nel 1226)
SOL INVICTUS era dunque un appellativo di Mithra e spesso – quando non ha il berretto frigio in testa – allora i suoi boccoli sono contornati dall’ aureola di raggi che, poi negli ultimi 2000 anni è passata di testa in testa a far più sacri Santi, Cristi e Madonne.
Come venne importato a Roma il mito di Mithra? Le date indicano Pozzuoli: sarebbe arrivato con quei pirati cilici, terrore dei mari, che Pompeo aveva sconfitto nel 67 avanti Cristo e deportato in massa a Roma a far da braccia sulle sue navi.
Era Pozzuoli, allora, il porto più importante; Ostia nacque circa un secolo dopo. Ma è alla foce del Tevere, che Mithra trionfò. Seduceva, convertiva e – dopo un percorso iniziatico in sette tappe – battezzava ciurme e mercanti di ogni dove, promettendo salvezza eterna.
Fosse girata appena appena in altro modo la Storia, saremmo tutti qui a celebrare i suoi di Anni Santi. Sarebbe bastato un imperatore invece di un altro: tipo Giuliano l’ Apostata che muore di vecchiaia e ce la fa a ripristinare gli dèi pagani; o Massenzio che batte Costantino…
Vinse Cristo, invece, ma sul filo di lana. Sconfitto per sempre il suo sosia: questo strano, stranissimo Mithra… E chissà se quell’ età giovanile per morire e poi risorgere – 33 anni – ce l’ aveva già prima che ad Alessandro il Macedone non toccasse la stessa sorte, giù a Babilonia, per poi volare in cielo anche lui, grazie a dei grifoni compiacenti, come le leggende raccontavano ancora nel Mille.
Quanto, invece, di Alessandro ma soprattutto di Mithra finì nella costruzione simbolica del Cristo e nelle sue liturgie? L’ identikit di questo dio prima indo-persiano, poi frigio-anatolico, è davvero stupefacente: troppe somiglianze per escludere che, in effetti, il Cristianesimo non si sia andato modellando appunto sulla base del pre-esistente Mitraismo.
Anche la storia di Krishna suggerisce influenze sulle religioni posteriori, compreso il cristianesimo. E’ partorito da una vergine, chi la feconda compare sotto forma di luce, è perseguitato da un tiranno che ordina l’uccisione di migliaia di bambini, è la seconda persona della trinità indiana, è denominato il dio pastore, fa miracoli e ascende al cielo. La radice del suo nome è similare a quella di Cristo (Il nome completo di Gesù Cristo fu definito integralmente e ufficialmente solo nel 325 d.C. nel Consiglio di Nicea). La vita di Krishna è ricchissima di particolari che ritroviamo nella storia narrata di Cristo.
Nel Parco archeologico di Ostia ci sono venti Mitrei (templi di Mithra) – alcuni davvero fascinosissimi, con mosaici e pitture.
A San Clemente, a Roma, al terzo strato sottoterra, i preti irlandesi hanno trovato, dietro un muro, un Mitreo con tanto di altare per il dio che al solito, seppur con ripugnanza, deve scannare il toro in modo che la Terra e le sue messi possano rinascere.
Ai lati, due banconi in muratura; l’ altare davanti all’ abside, e una volta tondeggiante a far da cielo e dominare il tutto. E’ un modulo sempre simile, quello del Mitreo: pitture o mosaici a farli belli; cento fedeli, al massimo.
Era in queste chiese sotterranee che si svolgevano i riti che scandivano la fede e che, solo elencarli, sembra di descrivere l’odierno cattolicesimo: il battesimo; il pasto sacro in comunione (pane, acqua e vino) a ricordo dell’ ultima cena di Mithra prima di salire al cielo con il carro del sole; la stretta di mano tra i fedeli, fratelli in Mithra.
C’ era una gerarchia tra gli iniziati: sette i patres che gestivano un Mitreo; uno solo, però, era il Padre dei Padri che, abbreviato, in alcune lapidi, appare – a sorpresa – come Pa.Pa., papa prima dei papi, quando i cristiano non avevano ancora papi ma solo vescovi, sebbene quello di Roma, vari secoli dopo Cristo, rivendicò un presunto primato derivato solo dal prestigio della sede imperiale.
Se poi ci si appassiona, di Mitrei Roma, nel suo ventre, ne nasconde assai.
Carlo Pavia, in un suo bel libro – “Oro, incenso e Mitra”, Gangemi editore – ne ha fatto un censimento innamorato: Santa Prisca; il Mitreo sotto Palazzo Barberini; quello al Circo Massimo; alle Terme di Caracalla; nella Necropoli Vaticana… Oppure sulla Cassia, a Sutri. Lì, tra muschi e felci, nel tufo sotto la Chiesa della Madonna del Parto, ce n’ è uno dei più belli. O a Marino, sui Castelli di Roma, con pitture forti che ancora squillano. O lungo la Flaminia. O in giro per l’ Europa: era un culto diffusissimo tra i militari. Rubò cuore e anima a legionari e generali con quella sua promessa di vita eterna per chi moriva in battaglia dalla parte giusta.
Così agli imperatori – sia a quelli seri come Diocleziano o Settimio Severo, che agli sciroccati Nerone, Commodo, Caligola, Eliogabalo – questa religione d’ ordine che per di più spronava i soldati, piaceva molto.
Ovunque siano arrivate le legioni di Roma, arrivò anche Mithra. In Inghilterra e in Germania, terre da tenere in pugno con le daghe, di Mitrei ne sono saltati fuori a centinaia. (Non si è capito bene ancora, però, dove, nei Mitrei, avvenisse il taurobolio: sgozzato il toro – raccontano le fonti cristiane – ci si faceva cospargere dal suo sangue gocciolante, come rito di rinascita. Immaginarsi bestioni come i tori, in Mitrei così piccoli, non è però facile. Così, un po’ di mistero rimane).
A Roma arrivò da lontano, Mithra. Lontano nel tempo e nello spazio. Dalla Persia, dicono alcune incisioni ritrovate. E lo mettono fra gli dèi di stato della Mesopotamia intorno al 1400 prima di Cristo. Lì – dove si fonde anche con i culti indiani – è dio della luce, protettore dei patti, testimone di giuramenti, della fedeltà, della verità.
Lo troviamo nei Veda e nell’ Avesta iranico, ma anche – nel VII, VI secolo avanti Cristo – con Zarathustra e il suo monoteismo. Poi – sangue misto mediterraneo, persino nelle vene degli dei – sembra un po’ Apollo, con il Sole sempre a fianco e il corvo lì vicino, animale sacro per entrambi”.
Ed eccolo a Roma già quasi Cristo, ma prima di Cristo.
C’ è stato un periodo in cui i due si rubavano fedeli l’ un l’ altro. Mithra, però, era un dio per soli uomini. Cristo, invece, chiamava anche le donne. Con i preti dei due a dire di continuo: “Attenti alle confusioni…”.
Ruggero Iorio, che è padre diocesano e insegna Storia antica della Chiesa e Archeologia cristiana, il problema se l’ è posto anni fa: quando portava gli studenti a visitar Mitrei, facevano spesso strane confusioni. Un po’ perché i Mitrei sembrano far parte delle Chiese
che li sovrastano; un po’ perché più spiegava e più, con tutte queste coincidenze, le confusioni aumentavano invece di sparire.
Nella battaglia di Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312, Costantino, non ancora battezzato, si presentò contro Massenzio con le sue truppe e doppie insegne: croci di Cristo e simboli di Mithra, caro ai suoi soldati e un po’ anche a lui.
Vinsero insieme quei due nuovi dèi.
Solo Cristo però, poi, trionfò.
La sua religione divenne quella di Stato. I Mitrei vennero murati vivi sotto le prime chiese.
Gli dèi del Passato furono maledetti. I loro fedeli perseguitati, talvolta massacrati.
O convertiti. O meglio, RICONVERTITI alla stessa religione, con 2 differenze: il “nuovo” eroe non si chiamerà più Mithra ma Gesù Cristo, e soprattutto, la nuova religione pretenderà di essere UNIVERSALE (“cattolica” significa appunto “universale”) e si proporrà di DOMINARE su tutto il mondo, dietro il pretesto di “evangelizzare i popoli”.

Il mio pensiero: La costruzione della Religione cristiana è sicuramente ripresa da religioni precedenti.Il dramma è questo..non si è voluto rimanerne “distanti”. L’insegnamento di Gesù..è profondo..utile per l’uomo..ma và liberato dalla cultura religiosa ebraica..ed è necessario capire..che..come tutte le Parole inviate agli uomini..è valida per il suo Tempo Storico..e per quella Cultura.Gli “Gnostici” nel loro contesto egiziano..la hanno “capita” meglio degli Ebrei..ancorati ad una spiritualità Patriarcale. Gli Gnostici affermavano che “non è importante il sacrificio di Cristo (come ritenevano gli Ebrei) ma “importante era il suo insegnamento.Per capire il cristianesimo è necessario leggere..il vangelo di Tommaso (i detti segreti di Gesù). Li’ si avverte il vero insegnamento..La Chiesa ha una grande colpa: “avevano la Perla più rara..e ne hanno fatto..lo Zimbello dei Popoli.”

Pubblicato 20 ottobre 2015 da sorriso47 in Mithra, Religione

Taggato con ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: